Luca Guadagnino porta la guerra per il controllo di OpenAI sul grande schermo e le prime reazioni sono tra le più entusiaste ricevute dal regista negli ultimi anni. Artificial ha debuttato il 5 ottobre al New York Film Festival raccontando i convulsi giorni del novembre 2023 in cui Sam Altman venne estromesso dalla società e richiamato alla guida appena pochi giorni dopo, con Andrew Garfield nei panni dell’amministratore delegato e Yura Borisov in quelli del cofondatore Ilya Sutskever. Il film, scritto da Simon Rich e distribuito negli Stati Uniti da NEON a partire dal 25 dicembre, utilizza quella crisi aziendale non tanto per spiegare come funzioni l’intelligenza artificiale, quanto per osservare gli uomini ai quali è stato consegnato un potere capace di modificarne il futuro. E proprio questa miscela tra commedia nera, dramma aziendale e inquietudine tecnologica sembra aver conquistato la prima platea newyorkese.

La sensazione che emerge dalle reazioni è infatti quella di un film molto meno interessato alle macchine di quanto lo sia alle persone che pretendono di controllarle. Guadagnino entra nelle riunioni, nelle rivalità e nei rapporti personali che determinarono uno dei momenti più caotici della storia recente della Silicon Valley, utilizzando la vicenda OpenAI come un laboratorio nel quale osservare ambizione, idealismo, ego e interessi economici. La tecnologia rimane continuamente sullo sfondo come qualcosa di enorme, potenzialmente rivoluzionario e forse incontrollabile, ma il vero elemento perturbante sembra essere la normalità degli uomini chiamati a decidere fino a dove spingersi. È proprio da questa contraddizione che Artificial ricava gran parte della propria comicità: persone apparentemente ordinarie discutono del futuro dell'umanità mentre continuano a comportarsi come dirigenti coinvolti in una feroce guerra interna per il potere.

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Andrew Garfield trasforma Sam Altman in un personaggio difficile da decifrare

Il nome che ricorre più spesso nelle prime impressioni è quello di Andrew Garfield. Dopo aver già attraversato il mondo della tecnologia con The Social Network, l'attore torna nella Silicon Valley affrontando questa volta un personaggio reale ancora pienamente al centro del dibattito contemporaneo. Il suo Sam Altman non sembra costruito come un villain tradizionale e nemmeno come il visionario idealista al quale affidare una lettura rassicurante dell'intelligenza artificiale. Le reazioni parlano piuttosto di una figura capace di oscillare continuamente tra carisma, assurdità e qualcosa di molto più inquietante, qualità che permette al film di evitare almeno apparentemente la semplicità del ritratto celebrativo.

Eric Kohn ha definito Artificial una dark comedy particolarmente riuscita, descrivendo Garfield come capace di muoversi tra magnate quasi grottesco, genio e figura minacciosa, mentre Matt Neglia di Next Best Picture ha parlato di un'opera «divertente quanto terrificante», costruita attorno ai temi del potere, dell'ambizione, del controllo e dell'avidità. Tra i giudizi più forti è arrivato quello di Clayton Davis, che ha definito il film «il miglior film di Guadagnino degli ultimi dieci anni». Sono naturalmente reazioni a caldo e non ancora un vero consenso critico consolidato, ma il quadro che emerge dalla prima proiezione è insolitamente compatto: Artificial sembra aver trovato proprio nell'equilibrio tra farsa e paura la propria identità.

La scelta di Garfield appare inoltre particolarmente interessante perché Guadagnino evita di costruire la somiglianza attraverso una trasformazione prostetica esasperata. Il lavoro dell'attore passa invece attraverso postura, movimenti, modo di parlare e piccoli dettagli comportamentali. Sam Altman stesso ha raccontato di essersi trovato casualmente nei pressi del set e di aver visto Garfield vestito come lui, con uno zaino praticamente identico e persino un'imitazione molto precisa della sua camminata, descrivendo l'esperienza come una sorta di «glitch della simulazione». I due non hanno sviluppato un vero rapporto durante la preparazione del film, una distanza che ha permesso a Garfield e Guadagnino di costruire il personaggio soprattutto attraverso materiale pubblico e testimonianze anziché tramite la collaborazione diretta del soggetto rappresentato.

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Yura Borisov porta nel film l’altra anima di OpenAI

Se Garfield occupa inevitabilmente il centro mediatico del progetto, le prime reazioni insistono molto anche sulla prova di Yura Borisov, che interpreta Ilya Sutskever. Il cofondatore ed ex chief scientist di OpenAI fu una delle figure determinanti nella crisi del novembre 2023 e il suo rapporto con Altman offre al film una contrapposizione che sembra andare ben oltre il semplice scontro aziendale. Da una parte c'è il problema di sviluppare una tecnologia dalle possibilità praticamente illimitate; dall'altra quello di stabilire chi debba controllarla, secondo quali principi e con quali limiti. È in questa frattura tra l'ambizione imprenditoriale e la paura delle conseguenze che Guadagnino trova il vero terreno drammatico della storia.

Borisov, arrivato al progetto dopo l'affermazione internazionale ottenuta con Anora, sembra funzionare come contrappeso alla presenza di Garfield. Se Altman incarna il potere di convinzione e la capacità di tenere insieme investitori, azienda e narrativa pubblica, Sutskever rappresenta una relazione più inquieta con ciò che OpenAI sta costruendo. Le prime impressioni indicano proprio nel rapporto tra i due uomini uno dei nuclei emotivi più riusciti del film, abbastanza da convincere NEON a impostare la propria campagna per i premi con Borisov nella categoria protagonista e Garfield in quella di attore non protagonista. È una scelta che modifica anche la percezione esterna di Artificial: più che un semplice biopic su Sam Altman, il film sembra costruito intorno allo scontro tra due idee incompatibili di ciò che il futuro dovrebbe diventare.

Intorno a loro Guadagnino ha radunato un cast notevole. Monica Barbaro interpreta Mira Murati, mentre Ike Barinholtz presta il volto a Elon Musk e Mark Rylance quello di Geoffrey Hinton, uno dei padri dell'intelligenza artificiale moderna. Completano il gruppo Jason Schwartzman, Zosia Mamet, Cooper Hoffman, Chris O'Dowd, Cooper Koch e Billie Lourd. Anche Barinholtz viene indicato dalle prime reazioni come una delle sorprese comiche del film, all'interno di una rappresentazione della Silicon Valley che sembra volutamente oscillare tra realismo e deformazione satirica. La colonna sonora elettronica firmata da Damon Albarn contribuisce invece a quella componente di disagio che diversi spettatori hanno accostato più al cinema dell'orrore che al tradizionale corporate drama.

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Guadagnino racconta l’IA senza trasformare il film in una lezione sull’IA

È probabilmente questa la scelta più intelligente suggerita dalle prime impressioni. Artificial non sembrerebbe interessato a trasformare due ore di cinema in una spiegazione di modelli linguistici, reti neurali o intelligenza artificiale generale. Guadagnino prende invece qualcosa di enormemente complesso e lo osserva attraverso una domanda molto più semplice: chi sono le persone che hanno il potere di decidere come questa tecnologia entrerà nelle nostre vite? Il risultato, secondo chi ha visto il film a New York, è una storia nella quale il terrore non arriva da un computer che improvvisamente acquista coscienza, ma dalla consapevolezza che decisioni dalle conseguenze potenzialmente enormi vengono comunque prese all'interno di consigli d'amministrazione, relazioni personali e scontri tra uomini soggetti agli stessi difetti di chiunque altro.

È anche il motivo per cui il paragone con The Social Network è emerso praticamente subito dopo la première. Il film di David Fincher raccontava la nascita di Facebook attraverso amicizia, tradimento e ambizione personale, mostrando come una trasformazione tecnologica globale potesse nascere da pulsioni incredibilmente umane. Artificial sembra partire da una consapevolezza simile, ma con una differenza sostanziale: nel caso dell'intelligenza artificiale, la dimensione delle possibili conseguenze appare ancora più inquietante. Alcune reazioni hanno infatti parlato apertamente di un successore spirituale molto più oscuro di The Social Network, come se la Silicon Valley raccontata quindici anni fa fosse diventata nel frattempo qualcosa di ancora più potente e difficile da controllare.

Guadagnino non sembra però interessato a dichiarare guerra alla tecnologia in sé. Ciò che mette sotto osservazione è soprattutto il sistema umano costruito intorno ad essa, con il contrasto tra discorsi sulla salvezza dell'umanità e strutture economiche che valgono miliardi di dollari. È una tensione particolarmente fertile per un regista che ha sempre raccontato il desiderio come forza capace contemporaneamente di creare e distruggere: qui il desiderio non riguarda soltanto un'altra persona, ma la possibilità di essere colui che costruirà il futuro prima che possa farlo qualcun altro.

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Da Amazon a NEON, Artificial arriva agli Oscar con una storia già complicata

Anche il percorso industriale del film ha finito per aggiungere un ulteriore livello alla sua storia. Il progetto era inizialmente legato ad Amazon MGM Studios, che successivamente se ne è separata, mentre NEON ne ha acquisito la distribuzione statunitense e lo porterà nelle sale il giorno di Natale. Le cifre riportate sul costo della produzione oscillano intorno ai 40-45 milioni di dollari, un investimento significativo per un dramma adulto privo della struttura tradizionale di un blockbuster. Dopo l'accoglienza del New York Film Festival, però, la dimensione commerciale potrebbe essere affiancata rapidamente da quella della stagione dei premi, con la campagna per Garfield, Borisov e gli altri reparti del film già entrata nel vivo.

Guadagnino, dal canto suo, non sembra particolarmente preoccupato dalla possibilità che Altman o le altre figure reali rappresentate possano non apprezzare il risultato. Il punto del film, nella sua prospettiva, riguarda anche la responsabilità che inevitabilmente accompagna una concentrazione straordinaria di potere. Altman ha scelto per ora una posizione più ironica che combattiva nei confronti dell'opera, riconoscendone apertamente le libertà drammatiche e osservando che alcune situazioni mostrate nel film non corrispondono alla realtà. Non ha tuttavia contestato il diritto di Guadagnino a costruire una propria interpretazione cinematografica degli eventi.

È ancora troppo presto per stabilire se l'entusiasmo della prima proiezione sopravvivrà all'allargamento della platea critica e alla distribuzione cinematografica. Ma Artificial ha già ottenuto qualcosa di non scontato: ha trasformato una crisi societaria durata pochi giorni in una storia che chi l'ha vista descrive contemporaneamente come divertente e terrificante. Non perché l'intelligenza artificiale del film si ribelli agli uomini, ma perché sono gli uomini a dimostrare quanto possa essere inquietante avere tra le mani qualcosa che forse non comprendono fino in fondo.

Il futuro, nel film di Luca Guadagnino, non sembra quindi avere il volto di una macchina. Ha quello rassicurante di Andrew Garfield mentre interpreta Sam Altman. Ed è probabilmente proprio questo a renderlo molto più difficile da guardare con tranquillità.