Ben Affleck ha definito la lavorazione di Justice League del 2017 il momento più difficile della propria carriera cinematografica, attribuendo gran parte della responsabilità ai contrasti creativi tra Warner Bros. e Zack Snyder e alla successiva gestione delle riprese aggiuntive affidate a Joss Whedon. L’attore e regista americano, che nel film interpretava Bruce Wayne/Batman, è tornato sull’esperienza durante una conversazione con Josh Horowitz nel podcast Happy Sad Confused, diffusa lunedì 12 ottobre 2026. Affleck ha raccontato di aver vissuto un periodo particolarmente complicato sul piano personale e professionale, ma ha individuato soprattutto nell’intervento dello studio sulla visione artistica di Snyder l’errore che avrebbe compromesso il risultato finale. Le sue dichiarazioni riaprono una delle vicende produttive più controverse del cinema supereroistico contemporaneo, segnata dall’allontanamento del regista originale dopo la morte della figlia Autumn, dall’arrivo di Whedon e da una profonda trasformazione del film destinato alle sale.
Per Affleck, il problema non fu semplicemente il risultato cinematografico di Justice League, ma il processo attraverso il quale quel risultato venne raggiunto. L’attore ha spiegato di aver assistito a una produzione progressivamente divisa tra esigenze industriali e scelte artistiche incompatibili, una condizione che considera particolarmente dannosa quando si realizza un film di grandi dimensioni. «La verità è che l’esperienza di Justice League per me è stata davvero molto negativa per una serie di motivi diversi», ha dichiarato, distinguendo le difficoltà personali dalle tensioni nate durante la lavorazione. Nella stessa conversazione ha sottolineato di aver compreso quanto sia rischioso realizzare una produzione cinematografica quando lo studio e il regista non condividono più la medesima direzione creativa. La testimonianza assume un peso particolare perché arriva da un professionista che conosce entrambi i lati della macchina cinematografica, avendo costruito una carriera non soltanto come interprete, ma anche come sceneggiatore, produttore e regista.

Il conflitto tra Zack Snyder e Warner Bros. che cambiò Justice League
La storia produttiva di Justice League affonda le proprie radici nelle difficoltà incontrate dal precedente capitolo dell’universo cinematografico DC. Batman v Superman: Dawn of Justice, uscito nel 2016, aveva introdotto Ben Affleck nel ruolo di Batman e sviluppato un racconto caratterizzato da atmosfere cupe, conflitti morali e una visione dei supereroi molto distante dalla leggerezza di altre produzioni contemporanee. Il film aveva ottenuto risultati commerciali importanti, ma inferiori alle aspettative dello studio, accompagnati da reazioni critiche contrastanti. Warner Bros. iniziò quindi a interrogarsi sulla direzione dell’universo cinematografico DC, valutando la possibilità di modificare il tono delle produzioni successive.
Il contrasto riguardava soprattutto l’identità narrativa che Zack Snyder aveva costruito attorno ai personaggi. Il regista immaginava Batman, Superman e gli altri eroi all’interno di un universo caratterizzato da conflitti profondi, immagini fortemente stilizzate e una concezione quasi mitologica dei protagonisti. Lo studio, invece, desiderava rendere Justice League più accessibile a un pubblico ampio, introducendo una maggiore leggerezza e un utilizzo più frequente dell’umorismo. Queste esigenze non erano necessariamente incompatibili in astratto, ma divennero difficili da conciliare durante una produzione già complessa, che avrebbe dovuto riunire per la prima volta sul grande schermo alcuni dei personaggi più importanti della DC.
Affleck ha sintetizzato il problema individuando nello scontro tra studio e regista una delle principali cause del fallimento creativo. «Ho capito come non si fa un film del genere quando lo studio è in disaccordo con il regista. È un errore madornale. È stato quello che ha segnato la fine del film», ha spiegato. La sua valutazione non riguarda soltanto le scelte compiute durante il montaggio o le riprese aggiuntive, ma il venir meno di una visione condivisa, elemento fondamentale per una produzione che coinvolge numerosi personaggi, effetti visivi complessi e una pianificazione narrativa destinata a proseguire attraverso diversi film.
Quando Snyder lasciò il progetto nel 2017, la situazione era già diventata particolarmente delicata. Il regista stava affrontando la morte della figlia Autumn, avvenuta per suicidio, una tragedia che aveva sconvolto profondamente la sua famiglia. Warner Bros. affidò quindi a Joss Whedon, già conosciuto per il successo dei film degli Avengers, la supervisione del completamento della produzione. Il nuovo regista realizzò numerose riprese aggiuntive e contribuì a modificare sensibilmente la struttura e il tono del lungometraggio.
Affleck ha espresso una critica particolarmente dura nei confronti del modo in cui quella tragedia familiare sarebbe stata utilizzata durante il passaggio di consegne. Nell’intervista ha sostenuto che la morte della figlia di Snyder sarebbe stata, a suo giudizio, sfruttata come giustificazione per un cambiamento creativo che lo studio desiderava già realizzare. Si tratta di una valutazione personale dell’attore, non di un accertamento indipendente sulle intenzioni dei dirigenti coinvolti. La distinzione è importante perché la morte di Autumn Snyder rimane una vicenda familiare separata dalle controversie industriali, anche se le due circostanze finirono per sovrapporsi durante la lavorazione.
«La morte di qualcuno per suicidio, questo eclissa qualsiasi altra cosa», ha dichiarato Affleck. «E il modo in cui, francamente, è stato usato come scusa… ho pensato che fosse una delle cose più schifose che avessi mai visto. Era disgustoso». È il passaggio più duro dell’intervista, perché l’attore non si limita a contestare una decisione produttiva, ma mette in discussione il comportamento che ritiene sia stato adottato nei confronti di un collega durante un periodo di sofferenza personale.
Joss Whedon e le riprese aggiuntive: il Batman di Affleck dentro un film completamente diverso
Con l’arrivo di Joss Whedon, Justice League attraversò una fase di modifiche che influenzò profondamente il risultato distribuito nelle sale nel novembre 2017. Le riprese aggiuntive, pensate inizialmente come parte del completamento del progetto, contribuirono a cambiare dialoghi, situazioni e rapporti tra i personaggi, introducendo una maggiore componente comica. Il film assunse progressivamente caratteristiche differenti rispetto a quelle previste dal regista originale, dando vita a una produzione nella quale elementi appartenenti a due sensibilità cinematografiche diverse convivevano con risultati non sempre omogenei.
Ben Affleck considera proprio quella fase il momento più difficile dell’intera esperienza. «Ragazzi, è stato terribile», ha ricordato, prima di individuare nelle modifiche produttive e nelle nuove riprese il punto più basso della propria carriera. L’attore ha descritto un ambiente nel quale la lavorazione era diventata particolarmente complicata, contribuendo a rendere sempre meno soddisfacente la sua partecipazione al progetto.

Le difficoltà emerse durante la produzione non riguardarono soltanto le scelte artistiche. Negli anni successivi, Ray Fisher, interprete di Cyborg, denunciò pubblicamente comportamenti che considerava inappropriati da parte di Whedon, dando origine a una controversia che coinvolse la gestione del set e le responsabilità dello studio. Anche Gal Gadot, interprete di Wonder Woman, raccontò di aver avuto contrasti con il regista durante la lavorazione. Le dichiarazioni dei protagonisti alimentarono un confronto più ampio sulle condizioni di lavoro nelle grandi produzioni hollywoodiane e sulla gestione dei rapporti tra interpreti, registi e dirigenti.
Affleck ha chiarito di non aver assistito direttamente a tutti gli episodi denunciati dai colleghi, ma di averne conosciuto successivamente alcuni dettagli attraverso le loro testimonianze. «E poi tutto l’ambiente e l’atmosfera, di cui non ero a conoscenza diretta, ma di cui avevo sentito parlare indirettamente attraverso le esperienze di Ray [Fisher], Gal [Gadot] e altre persone», ha spiegato. La precisazione distingue l’esperienza personale dell’attore dalle circostanze riferite da altri interpreti, evitando di presentare come testimonianza diretta ciò che Affleck ha conosciuto soltanto attraverso racconti successivi.
Il risultato cinematografico non riuscì a soddisfare le aspettative costruite attorno all’incontro tra Batman, Superman, Wonder Woman, Flash, Aquaman e Cyborg. Justice League incassò circa 661 milioni di dollari nel mondo, una cifra considerevole in termini assoluti, ma insufficiente rispetto alle ambizioni commerciali di una produzione che avrebbe dovuto rappresentare uno dei principali eventi cinematografici dell’universo DC. Le reazioni critiche furono contrastanti e il film non riuscì a costruire quel consenso necessario per consolidare definitivamente la strategia dello studio.
L’insuccesso relativo del progetto contribuì a modificare profondamente il percorso successivo dell’universo cinematografico DC. I piani iniziali per sviluppare ulteriormente le storie dei personaggi cambiarono nel corso degli anni, mentre Warner Bros. avviò nuove strategie produttive e narrative. La vicenda di Justice League divenne progressivamente un esempio delle difficoltà che possono emergere quando una grande produzione cinematografica cerca di modificare la propria identità durante una fase avanzata della lavorazione.
Il Batman mai realizzato da Ben Affleck: un progetto sacrificato dopo Justice League
Le conseguenze dell’esperienza non si limitarono al film del 2017. Ben Affleck aveva preso in considerazione la possibilità di dirigere e interpretare un lungometraggio autonomo dedicato a Batman, sviluppando una storia nella quale il personaggio avrebbe continuato a muoversi all’interno dell’universo costruito da Zack Snyder. Il progetto prevedeva un ruolo importante per Deathstroke, antagonista interpretato da Joe Manganiello, e avrebbe esplorato una dimensione più personale del Cavaliere Oscuro, concentrandosi sulle conseguenze fisiche e psicologiche della sua lunga carriera da vigilante.
Affleck aveva manifestato interesse per una versione di Batman profondamente segnata dall’esperienza, ispirata soprattutto alla rappresentazione del personaggio proposta da Frank Miller nel fumetto Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Il Bruce Wayne interpretato in Batman v Superman non era un giovane eroe all’inizio della propria attività, ma un uomo già provato da anni di combattimenti e perdite personali. La sua violenza e il rapporto complicato con Superman appartenevano a un percorso narrativo che avrebbe potuto svilupparsi ulteriormente attraverso un film autonomo.
Durante l’intervista con Josh Horowitz, l’attore ha confermato di aver apprezzato quella versione del personaggio, ma ha anche spiegato come l’esperienza di Justice League abbia contribuito a ridimensionare il desiderio di proseguire il progetto. La possibilità di dirigere un film dedicato a Batman richiedeva un impegno artistico e personale considerevole, soprattutto considerando la pressione legata alla popolarità del personaggio e le aspettative commerciali della Warner Bros. Dopo quanto accaduto durante la lavorazione del crossover, Affleck non era più convinto di voler affrontare una produzione di quelle dimensioni.

Il progetto venne progressivamente abbandonato, lasciando spazio a una nuova interpretazione cinematografica del personaggio. Matt Reeves realizzò The Batman, uscito nel 2022 con Robert Pattinson nel ruolo di Bruce Wayne, scegliendo una continuità narrativa autonoma e un approccio maggiormente vicino al thriller investigativo. La trasformazione non cancellò immediatamente la presenza di Affleck nell’universo DC, ma segnò la fine concreta delle possibilità di sviluppare il film che l’attore aveva inizialmente immaginato di dirigere.
La rinuncia a Batman rappresenta quindi una delle conseguenze più significative del rapporto complicato con Justice League. Per Affleck, l’esperienza aveva dimostrato quanto fosse difficile mantenere il controllo creativo su un progetto nel quale le decisioni industriali possono modificare profondamente il lavoro del regista. La sua successiva attività dietro la macchina da presa si è concentrata su produzioni nelle quali poteva esercitare una maggiore influenza sulle scelte narrative e organizzative, evitando almeno in parte le condizioni che avevano reso così complessa la sua partecipazione all’universo DC.
La Snyder Cut del 2021: quando i fan riuscirono a riportare in vita il film originale
La storia di Justice League non si concluse con la distribuzione cinematografica del 2017. Negli anni successivi, una parte consistente dei fan iniziò a chiedere pubblicamente la pubblicazione della versione originale di Zack Snyder, dando vita alla campagna conosciuta attraverso l’hashtag Release the Snyder Cut. La mobilitazione coinvolse spettatori, appassionati dei fumetti e alcune personalità del cast, trasformando una controversia produttiva in un movimento capace di mantenere viva l’attenzione sul film per diversi anni.
La situazione cambiò nel 2020, quando WarnerMedia annunciò la decisione di finanziare il completamento della versione di Snyder per la piattaforma HBO Max. Il progetto richiese un investimento aggiuntivo stimato intorno ai 70 milioni di dollari, destinato soprattutto al completamento degli effetti visivi, alla post-produzione e alla realizzazione delle componenti necessarie per presentare il film secondo la visione del regista. Nel marzo 2021 arrivò così Zack Snyder’s Justice League, una versione di circa quattro ore che proponeva una struttura narrativa profondamente differente rispetto al lungometraggio distribuito nelle sale.
La Snyder Cut non rappresentava semplicemente un montaggio più lungo del film originale, ma recuperava una parte significativa delle scelte narrative e visive che erano state modificate durante la lavorazione del 2017. Il ruolo di Cyborg veniva ampliato, le motivazioni degli antagonisti assumevano maggiore spazio e il rapporto tra i protagonisti si sviluppava attraverso un ritmo più disteso. La fotografia, la musica e il tono generale risultavano maggiormente coerenti con il percorso cinematografico costruito da Snyder attraverso L’uomo d’acciaio e Batman v Superman.
Ben Affleck ha accolto positivamente la possibilità concessa al regista di completare la propria versione, interpretando l’operazione come un riconoscimento della sua identità artistica dopo una vicenda particolarmente dolorosa. «Ero davvero contento e soddisfatto che Zack fosse riuscito a pubblicare la sua versione, e lo ha fatto in un modo molto astuto… ha manipolato la situazione per far pubblicare il suo pezzo, il che è stato fantastico», ha dichiarato. «Ero davvero felice per lui».
Il ritorno della versione di Snyder non ha però cancellato le difficoltà produttive precedenti, né ha determinato automaticamente la ripresa del progetto originario dell’universo DC. Il film del 2021 è diventato soprattutto una testimonianza di ciò che avrebbe potuto essere realizzato attraverso una direzione artistica differente, offrendo al pubblico la possibilità di confrontare due interpretazioni della stessa produzione. La sua esistenza ha inoltre alimentato una discussione importante sul rapporto tra registi, studios e pubblico, mostrando come le nuove piattaforme streaming possano modificare le possibilità di distribuzione anche di opere considerate concluse.
Dal fallimento di Justice League ad Animals: cosa ha imparato Ben Affleck
Le nuove dichiarazioni arrivano mentre Ben Affleck è tornato dietro la macchina da presa con Animals, thriller prodotto per Netflix nel quale recita anche accanto a Kerry Washington. Il film rappresenta un ulteriore capitolo del percorso dell’attore come regista, iniziato con Gone Baby Gone e proseguito attraverso opere come The Town, Argo, La legge della notte e Air. Un’attività che gli ha permesso di costruire un’identità professionale distinta da quella dell’interprete, soprattutto grazie alla capacità di sviluppare racconti nei quali il rapporto tra personaggi e ambiente assume un’importanza fondamentale.
La sua esperienza come autore rende particolarmente significativa la critica rivolta alla Warner Bros. Affleck conosce direttamente le difficoltà della produzione cinematografica e il rapporto tra esigenze economiche e libertà creativa. Non sostiene che uno studio debba rinunciare a intervenire sui film che finanzia, ma evidenzia quanto possa diventare pericoloso farlo quando la lavorazione è già avanzata e la visione del regista non coincide più con quella dei dirigenti. È un problema che riguarda soprattutto le grandi produzioni serializzate, nelle quali un singolo film deve rispondere non soltanto alle proprie necessità narrative, ma anche alle aspettative legate a un universo cinematografico più ampio.
Justice League rappresentò proprio il punto nel quale queste esigenze entrarono in collisione. Da una parte esisteva il progetto autoriale di Snyder, costruito attraverso un linguaggio visivo riconoscibile e una particolare interpretazione dei personaggi DC. Dall’altra, Warner Bros. cercava di correggere una direzione creativa che riteneva meno efficace del previsto sul piano commerciale. L’arrivo di Whedon e le modifiche apportate al film non riuscirono a risolvere il problema, producendo invece un’opera che molti spettatori percepirono come il risultato di scelte artistiche differenti e difficilmente conciliabili.
L’insegnamento che Affleck sembra trarre dall’esperienza riguarda la necessità di definire una visione cinematografica chiara prima di affrontare una produzione complessa. Il regista può accettare suggerimenti, modifiche e compromessi, ma questi elementi devono rimanere compatibili con l’identità narrativa dell’opera. Quando vengono meno le condizioni necessarie per una collaborazione efficace, il rischio è che gli interventi successivi aumentino la confusione anziché risolverla.
Justice League, nove anni dopo Affleck non ha cambiato idea
A quasi nove anni dall’uscita di Justice League, Ben Affleck continua a considerare quella produzione un’esperienza profondamente negativa, nonostante il tempo trascorso e la possibilità concessa successivamente a Zack Snyder di completare la propria versione del film. Le sue dichiarazioni non sembrano nascere dalla volontà di riaprire una semplice polemica tra appassionati, ma dal desiderio di spiegare perché quel progetto abbia rappresentato una frattura importante nel suo rapporto con il cinema supereroistico.
Il racconto contiene anche una dimensione personale che non può essere separata completamente dalle circostanze produttive. Affleck attraversava un periodo complicato della propria vita, mentre il set era segnato da una tragedia familiare e da conflitti creativi che coinvolgevano alcune delle figure principali della lavorazione. L’attore non attribuisce tutte le difficoltà a una singola decisione, ma considera l’intervento dello studio e la gestione del rapporto con Snyder gli elementi che hanno reso l’esperienza particolarmente dolorosa.
La vicenda dimostra quanto il successo commerciale e la dimensione spettacolare non siano sufficienti a garantire il buon esito di una produzione cinematografica. Un film come Justice League disponeva di personaggi conosciuti in tutto il mondo, di un cast internazionale e di risorse economiche considerevoli. Eppure, secondo Affleck, proprio l’assenza di una direzione condivisa contribuì a compromettere il risultato, trasformando una delle esperienze potenzialmente più importanti della sua carriera in un ricordo che continua a considerare negativo.
La pubblicazione della Snyder Cut ha permesso almeno una parziale ricomposizione di quella storia, restituendo al regista originale la possibilità di presentare il proprio lavoro secondo una visione più vicina a quella iniziale. Per Affleck, il valore di quell’operazione risiede soprattutto nel riconoscimento del percorso artistico di Snyder, dopo una vicenda nella quale la tragedia privata e le decisioni industriali avevano finito per intrecciarsi.
Ben Affleck non rinnega Batman né il progetto cinematografico che aveva inizialmente accettato di interpretare. Il suo giudizio riguarda il modo in cui quel progetto venne trasformato, fino a diventare qualcosa di molto differente rispetto alle intenzioni originarie. Nelle sue parole rimane la convinzione che un film possa sopravvivere a numerose difficoltà produttive, ma difficilmente riesca a conservare una propria identità quando chi lo realizza e chi lo finanzia smettono di condividere la stessa idea.
È questa la lezione che l’attore porta con sé dall’esperienza del 2017: anche il più grande universo di supereroi può perdere la propria forza quando dietro la macchina da presa non esiste più una visione capace di tenere insieme tutte le sue componenti.
