Brad Pitt ha attraversato guerre, apocalissi zombie, corse automobilistiche e produzioni gigantesche nell’arco di quasi quarant’anni di carriera. Eppure, quando gli è stato chiesto quale film lo abbia messo maggiormente alla prova dal punto di vista fisico, la risposta è arrivata senza troppe esitazioni: Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio.

Il nuovo survival thriller diretto da David Ayer, con cui Pitt torna a lavorare dopo Fury, ha richiesto all'attore sessantaduenne uno sforzo particolarmente intenso. Non tanto per una singola scena spettacolare, quanto per il modo in cui è stata costruita l'intera lavorazione: il set doveva trasmettere sulla pelle degli interpreti la stessa sensazione di disagio, freddo e vulnerabilità vissuta dai personaggi. Pitt ha definito il film come quello fisicamente più difficile che abbia mai realizzato, sottolineando però quanto l'esperienza sia stata anche gratificante.

Heart of the Beast, per Brad Pitt la sopravvivenza è iniziata davvero sul set

Al centro della storia c'è James Belmont, ex membro delle forze speciali interpretato da Pitt, che dopo un incidente aereo rimane isolato nella natura selvaggia dell'Alaska insieme a Odin, il suo cane da combattimento. Il viaggio dei due diventa così una lotta contro un ambiente ostile, ma soprattutto una storia costruita sul rapporto di fiducia che unisce uomo e animale.

heart of the beast

Per David Ayer, però, mostrare dei personaggi alle prese con condizioni estreme non era sufficiente. La produzione ha cercato per quanto possibile di far vivere quelle condizioni anche agli interpreti. Pitt ha raccontato che durante alcune giornate di riprese non esisteva la classica possibilità di terminare una scena, tornare nella propria roulotte e rimettersi comodamente all'asciutto.

Una volta bagnati, si rimaneva così per ore. Dalla mattina fino alla conclusione della giornata di lavoro. Pitt ha ammesso che alla lunga tutto questo comportava inevitabilmente una certa monotonia e un notevole logoramento fisico, ma proprio quella condizione finiva per entrare nella scena. La stanchezza non doveva quindi essere sempre simulata: diventava parte della performance e contribuiva a raccontare meglio la situazione vissuta da James.

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Brad Pitt sott'acqua senza controfigura: la scena dell'aereo

C'è però un episodio che rende particolarmente evidente fino a che punto la produzione abbia spinto sulla componente fisica del film. Brad Pitt ha eseguito personalmente una difficile sequenza subacquea, senza lasciare il lavoro a una controfigura.

A raccontarne la complessità è stato direttamente David Ayer. La produzione aveva collocato un aereo sott'acqua e Pitt doveva trattenere il respiro, raggiungere il velivolo nuotando, entrare nella struttura, prepararsi per la ripresa e soltanto a quel punto interpretare la scena. Terminata l'azione, doveva poi tornare in superficie per respirare prima di ripetere eventualmente l'intera procedura. Ayer ha sottolineato come normalmente per una sequenza di questo tipo si ricorra a uno stunt performer, mentre nel film è realmente Pitt a trovarsi dentro l'aereo.

Non si trattava quindi soltanto di cercare spettacolarità. L'obiettivo era fare in modo che Heart of the Beast conservasse una sensazione di pericolo e fatica il più possibile concreta, trasformando l'ambiente naturale in qualcosa di più di un semplice sfondo.

Dietro la durezza del survival c'è il rapporto tra James e Odin

La componente fisica rischia però di raccontare soltanto metà del film. Pitt ha spiegato di essere rimasto colpito dalla sceneggiatura fin dalla prima lettura, al punto da commuoversi dopo averla terminata. È proprio il legame tra James e Odin a rappresentare il cuore emotivo della storia: la sopravvivenza diventa il contenitore all'interno del quale mettere alla prova fiducia, trauma e bisogno reciproco.

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A interpretare Odin è Uber, un pastore tedesco precedentemente impiegato nella ricerca e soccorso e qui alla sua prima esperienza cinematografica. Accanto a Pitt, nel cast figurano inoltre J.K. Simmons e Anna Lambe, mentre la sceneggiatura porta la firma di Cameron Alexander.

Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio è diretto da David Ayer, dura circa 101 minuti ed è arrivato nei cinema italiani il 24 settembre 2026, un giorno prima dell'uscita statunitense del 25 settembre.