Da quasi un secolo il cinema continua a reinventare il vampiro, trasformandolo di volta in volta in predatore, amante, tossicodipendente, adolescente ribelle, creatura politica o simbolo della solitudine. Dopo che Nosferatu e Dracula ne hanno fissato gli archetipi fondamentali, generazioni di registi hanno progressivamente liberato la figura del non morto dal castello gotico per portarla nelle metropoli, sulle autostrade americane, nelle periferie innevate, nei nightclub e perfino dentro società nelle quali essere vampiri è diventato la normalità. Questa classifica raccoglie 31 film capaci, ciascuno a modo proprio, di modificare o utilizzare in maniera significativa il mito vampiresco, lasciando volutamente fuori i lungometraggi direttamente dedicati a Dracula e Nosferatu, che meriterebbero una selezione autonoma.
Non si tratta quindi soltanto di stabilire quale film faccia più paura. Il vampiro è una delle figure più elastiche della storia dell'horror proprio perché può diventare praticamente qualsiasi cosa: desiderio sessuale, dipendenza, paura della morte, eterna giovinezza, esclusione sociale o semplice macchina da massacri. Dagli esperimenti esistenziali di George A. Romero e Abel Ferrara all'eleganza di Jim Jarmusch, passando per Kathryn Bigelow, Tony Scott, Neil Jordan e il cinema Hammer, il viaggio attraverso questi titoli racconta anche come sia cambiato l'horror e, insieme a lui, il nostro modo di immaginare l'immortalità. Il materiale di partenza attraversa questa stessa evoluzione, dal gotico alle contaminazioni con western, road movie, commedia e cinema sociale.

Dal numero 31 al 21: sangue, pulp e vampiri senza complessi
31. Tramonto (1989)
Anthony Hickox prende il western, il B-movie e il mito vampiresco e li getta nella stessa cittadina polverosa. Tramonto immagina una comunità di vampiri che ha rinunciato al sangue umano grazie a un surrogato sintetico, salvo ritrovarsi divisa quando una fazione decide di tornare alle vecchie abitudini. È strampalato, diseguale e orgogliosamente poco serio, ma proprio quella libertà gli permette di giocare con Sergio Leone e con le regole del genere senza preoccuparsi troppo dell'eleganza. Non un capolavoro nascosto, ma uno di quei film che dimostrano quanto il vampiro possa sopravvivere anche quando lo si trascina molto lontano dalla Transilvania.

30. Stress da vampiro (1988)
Prima che Patrick Bateman trasformasse lo yuppie newyorkese in un incubo, Nicolas Cage portava già sullo schermo un uomo convinto di essere diventato un vampiro. Robert Bierman utilizza questa ossessione come ingresso in una progressiva discesa nella follia, mescolando commedia nera, critica sociale e horror psicologico. Cage è già il Cage che conosciamo: eccessivo, imprevedibile e capace di trasformare ogni tic in una performance. La domanda sull'autenticità del vampirismo passa rapidamente in secondo piano rispetto a quella più interessante: quanto può diventare mostruoso un uomo semplicemente convincendosi di esserlo?

29. Abigail (2024)
Una banda di criminali rapisce una bambina credendo di avere organizzato il colpo perfetto, poi scopre che il vero problema non è ottenere il riscatto ma uscire vivi dalla casa. Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett conoscono perfettamente il piacere del cinema horror costruito come una giostra e non fingono di avere ambizioni differenti. Abigail vive di sangue, effetti prostetici, personaggi immediatamente riconoscibili e continui ribaltamenti dei rapporti tra predatori e prede. Il risultato ha il sapore di un B-movie degli anni Ottanta realizzato con mezzi contemporanei: rumoroso, esagerato e divertente proprio perché non prova mai a diventare più importante di quello che è.

28. The Night Flier – Il volatore notturno (1997)
Tra gli adattamenti meno celebrati di Stephen King si nasconde questo piccolo horror diretto da Mark Pavia, nel quale un giornalista scandalistico dà la caccia a un misterioso pilota legato a una serie di omicidi. La produzione conserva un'impronta quasi televisiva, ma il film sa utilizzare perfettamente l'indagine per ritardare la rivelazione del suo vampiro. A funzionare è soprattutto l'idea di seguire un uomo abituato a trasformare tragedie e cadaveri in titoli sensazionalistici fino al momento in cui smette di essere l'osservatore e diventa parte della storia. Il predatore di scoop scopre troppo tardi di aver trovato un predatore migliore di lui.

27. Blade (1998)
Prima che il cinecomic diventasse la macchina industriale che conosciamo oggi, Wesley Snipes entrava in una discoteca piena di vampiri e ricordava a Hollywood quanto potesse essere efficace fondere fumetto, horror e cinema d'azione. Blade non è il film più profondo di questa classifica e nemmeno il più spaventoso, ma possiede ritmo, fisicità e un protagonista talmente carismatico da definire immediatamente l'universo che lo circonda. Metà uomo e metà vampiro, Blade utilizza contro i non morti proprio i poteri ricevuti dalla loro maledizione. Il concetto è semplicissimo e ancora oggi funziona magnificamente.

26. 30 giorni di buio (2007)
Barrow, Alaska, offre ai vampiri qualcosa che nessun castello potrebbe garantire: trenta giorni consecutivi senza sole. David Slade parte da questa intuizione e costruisce un assedio nel quale i non morti tornano a essere animali, predatori affamati privati quasi completamente dell'eleganza aristocratica associata al genere. Il film non sempre gestisce l'azione con chiarezza e alcuni effetti digitali hanno sofferto il passare del tempo, ma ambientazione e creature rimangono formidabili. Il bianco della neve trasformato progressivamente in rosso è un'immagine tanto semplice quanto efficace.

25. Daybreakers – L'ultimo vampiro (2009)
I fratelli Spierig rovesciano il paradigma: gli umani non dominano più il mondo e i vampiri non devono nascondersi. Sono diventati la maggioranza, possiedono aziende, automobili adattate alla vita notturna e una società organizzata attorno alla propria condizione. Il problema è che il sangue umano sta finendo. Daybreakers utilizza questa premessa per costruire un mondo molto più interessante dell'intreccio che successivamente vi inserisce, sostenuto comunque da Ethan Hawke, Willem Dafoe e Sam Neill. Anche quando la narrazione procede su binari prevedibili, l'idea di un capitalismo vampiresco costretto ad affrontare l'esaurimento della propria risorsa fondamentale mantiene intatta la sua forza.

24. Le figlie di Dracula (1971)
La Hammer spinge ulteriormente sull'erotismo e sulla sensualità del vampirismo con il capitolo conclusivo della trilogia dei Karnstein, liberamente ispirata a Carmilla di Sheridan Le Fanu. Le gemelle Collinson entrano in un mondo dominato da repressione religiosa, caccia alle streghe e desiderio, mentre Peter Cushing garantisce al film quella solennità gotica che poche presenze cinematografiche hanno saputo incarnare con altrettanta naturalezza. John Hough dirige con sicurezza un'opera nella quale peccato e attrazione finiscono continuamente per confondersi.

23. Stake Land (2010)
Un'America collassata, strade abbandonate e vampiri che assomigliano sempre più a bestie. Jim Mickle trasforma il cinema vampiresco in un road movie post-apocalittico che deve qualcosa a George A. Romero e utilizza l'orrore per attraversare un Paese nel quale gli esseri umani rimasti non sono necessariamente migliori delle creature che li inseguono. Mister e il giovane Martin procedono verso New Eden cercando qualcosa che assomigli ancora a una possibilità di futuro. Non possiede la profondità politica dei migliori Romero, ma costruisce un universo abbastanza convincente da rendere il viaggio più importante della destinazione.

22. Le spose di Dracula (1960)
Christopher Lee non c'è, Dracula neppure, eppure la Hammer dimostra di poter continuare perfettamente senza il proprio vampiro più famoso. Terence Fisher riporta Peter Cushing nei panni di Van Helsing e costruisce intorno alla famiglia Meinster un altro elegante incubo gotico fatto di castelli, giovani donne minacciate e creature della notte. È la prova che un immaginario forte può sopravvivere al personaggio che lo ha reso celebre, soprattutto quando scenografie, atmosfera e regia mantengono lo stesso livello di precisione.

21. Vampiri amanti (1970)
Ancora Carmilla, ancora Hammer, ma questa volta con Ingrid Pitt al centro di un film che comprende perfettamente quanto eros e vampirismo siano sempre stati vicini. Mircalla seduce giovani donne e ne consuma lentamente la vita in un'opera nella quale l'orrore gotico viene attraversato da una sensualità esplicita per gli standard del periodo. Roy Ward Baker dirige senza rinunciare alla componente sanguinaria, mentre Pitt costruisce una vampira che non ha bisogno di imitare Dracula per risultare memorabile. Il desiderio diventa qui contemporaneamente attrazione e condanna.

Dal 20 all'11: quando il vampiro cambia pelle
20. Space Vampires (1985)
Tobe Hooper porta il vampiro fuori dalla tomba e direttamente nello spazio. Una missione vicino alla cometa di Halley recupera tre corpi da una nave aliena e naturalmente l'idea di trasportarli sulla Terra si rivela pessima. Space Vampires è fantascienza, horror, apocalisse e puro eccesso anni Ottanta, con creature che non si limitano a bere sangue ma prosciugano energia vitale. La storia perde occasionalmente il controllo, ma proprio quella smisurata ambizione rende il film irresistibile nei suoi momenti migliori. È il vampirismo trasformato in invasione extraterrestre.

19. L'ultimo uomo della Terra (1964)
Prima di Charlton Heston e molto prima di Will Smith, Vincent Price affrontava già il mondo immaginato da Richard Matheson in Io sono leggenda. Ubaldo Ragona e Sidney Salkow costruiscono un paesaggio desolato nel quale un uomo apparentemente immune trascorre le giornate eliminando creature vampiresche e le notti barricato in casa. Il bianco e nero aumenta la sensazione di isolamento e la progressiva consapevolezza che il vero centro della storia non sia la sopravvivenza fisica ma quella mentale. Una delle trasposizioni più vicine allo spirito del romanzo e un passaggio fondamentale verso l'horror apocalittico moderno.

18. Ammazzavampiri (1985)
Tom Holland parte da un'idea perfetta per gli anni Ottanta: cosa succederebbe se un adolescente appassionato di horror scoprisse che il nuovo vicino è davvero un vampiro e nessuno gli credesse? Fright Night mescola commedia, paura e amore dichiarato per il cinema di genere, mettendo Charley Brewster davanti a Jerry Dandrige, vampiro seducente e pericoloso perfettamente integrato nella periferia americana. Peter Vincent, attore noto per aver interpretato un cacciatore di vampiri, dovrà trasformare la propria finzione televisiva in realtà. Il film conosce i cliché, li ama e proprio per questo sa divertirsi con loro.

17. Byzantium (2012)
Neil Jordan torna al vampirismo quasi vent'anni dopo Intervista col vampiro, questa volta scegliendo una storia più intima costruita intorno a due donne. Clara ed Eleanor sono madre e figlia, sono immortali e vivono continuamente in fuga. Il regista utilizza la loro condizione per parlare di autonomia, patriarcato, memoria e crescita, accompagnando il tutto con quella malinconia che appartiene ai migliori racconti sull'immortalità. Non ogni passaggio della sceneggiatura possiede la stessa forza, ma quando Byzantium lascia respirare i suoi personaggi trova qualcosa di profondamente doloroso.

16. Vampires (1998)
John Carpenter trasforma la caccia ai vampiri in un western sporco, violento e decisamente poco rispettoso delle buone maniere. James Woods interpreta Jack Crow, leader di un gruppo finanziato dal Vaticano che elimina nidi di vampiri nel deserto americano. Quando il potentissimo Valek stermina quasi tutta la squadra, la missione diventa personale. Carpenter non è più nel periodo irripetibile che aveva prodotto i suoi massimi capolavori, ma possiede ancora un senso dello spazio e dell'azione che basta a trasformare paletti, motel, alcol e tramonti in puro intrattenimento sanguinario.

15. Ragazzi perduti (1987)
Joel Schumacher capisce che negli anni Ottanta il vampiro non deve necessariamente vivere in un castello: può essere giovane, bello, ribelle e ascoltare la musica giusta. Ragazzi perduti trasforma il non morto in simbolo di appartenenza adolescenziale, utilizzando una gang di vampiri come promessa di libertà e contemporaneamente minaccia. Il film porta addosso tutta l'estetica del proprio decennio e proprio per questo alcuni elementi sono invecchiati più di altri, ma rimane fondamentale nel processo che ha trasformato il vampiro da antico aristocratico a icona della cultura giovanile.

14. Intervista col vampiro (1994)
Neil Jordan mette Tom Cruise e Brad Pitt dentro l'universo decadente di Anne Rice e costruisce un melodramma gotico nel quale vivere per sempre è molto meno desiderabile di quanto possa sembrare. Lestat abbraccia la propria condizione con entusiasmo, Louis la vive come una condanna e la piccola Claudia diventa la conseguenza più tragica di un'immortalità incapace di rispettare il naturale trascorrere del tempo. Il film è barocco, sensuale e volutamente eccessivo, ma possiede un fascino che trent'anni dopo non si è dissolto. E una giovanissima Kirsten Dunst riesce incredibilmente a non scomparire accanto a due star nel momento massimo della loro popolarità.

13. Vita da vampiro (2014)
Taika Waititi e Jemaine Clement fanno qualcosa di apparentemente semplicissimo: piazzano una troupe documentaristica dentro una casa condivisa da vampiri. Il risultato è uno dei mockumentary più divertenti degli ultimi decenni. L'immortalità deve improvvisamente fare i conti con turni per lavare i piatti, litigi tra coinquilini, difficoltà a entrare nei locali senza essere invitati e guerre ridicole con i lupi mannari. La genialità sta nell'utilizzare archetipi diversi del vampiro e costringerli a convivere come normali adulti incapaci di organizzare la propria quotidianità.

12. Per favore, non mordermi sul collo! (1967)
Roman Polanski guarda apertamente alla Hammer e costruisce una parodia che funziona proprio perché conosce intimamente ciò che sta prendendo in giro. Il professor Abronsius e il suo assistente Alfred arrivano in Transilvania per dimostrare l'esistenza dei vampiri e finiscono naturalmente dentro un castello dove ogni cliché del genere può essere smontato e ricostruito. Sharon Tate dona ulteriore fascino a un film capace di essere elegante e buffonesco, gotico e slapstick. Non ride del vampiro dall'esterno: entra nel suo mondo e ride insieme a lui.

11. I vampiri (1957)
Prima di Mario Bava regista, prima dell'esplosione dell'horror gotico italiano, c'è I vampiri di Riccardo Freda. Il film parte come un'indagine su giovani donne trovate dissanguate a Parigi e scivola progressivamente verso il fantastico, reinterpretando suggestioni legate alla leggenda di Erzsébet Báthory. La fotografia di Bava è già sufficiente a intuire ciò che il cinema italiano dell'orrore sarebbe diventato pochi anni dopo. È un film importante non soltanto per ciò che racconta, ma perché segna praticamente la nascita dell'horror italiano moderno. Il materiale di partenza lo identifica proprio come un passaggio epocale per il nostro cinema.

I dieci migliori film sui vampiri
10. Dal tramonto all'alba (1996)
Per metà del film sembra di essere entrati in un crime scritto da Quentin Tarantino e diretto da Robert Rodriguez. Due criminali in fuga sequestrano una famiglia, attraversano il confine e arrivano in un locale sperduto nel deserto messicano. Poi Dal tramonto all'alba cambia completamente film senza chiedere il permesso a nessuno. Sangue, mostri, stripper, armi improvvisate e puro cinema exploitation invadono improvvisamente lo schermo. George Clooney trova uno dei suoi ruoli più iconici e Rodriguez dimostra che la coerenza tonale è sopravvalutata quando l'alternativa è divertirsi così tanto.

9. The Addiction – Vampiri a New York (1995)
Abel Ferrara non usa il vampirismo per parlare del soprannaturale, ma per interrogarsi sul male. Kathleen, studentessa di filosofia, viene morsa e comincia lentamente a trasformare il bisogno di sangue in qualcosa che assomiglia contemporaneamente a dipendenza, peccato e consapevolezza. Girato in uno splendido bianco e nero, The Addiction è volutamente difficile, attraversato da filosofia, storia, nichilismo e immagini di atrocità reali. Lili Taylor accompagna lo spettatore dentro un film nel quale essere vampiri non significa ottenere poteri ma scoprire quanto facilmente l'essere umano possa giustificare la propria fame.

8. A Girl Walks Home Alone at Night (2014)
Una ragazza con il chador cammina da sola nella notte di Bad City. Potrebbe sembrare vulnerabile. È probabilmente l'ultima persona dalla quale chiunque dovrebbe provare ad approfittarsi. Ana Lily Amirpour esordisce con un'opera in bianco e nero difficilmente classificabile, a metà tra western, horror, romance e cinema iraniano reinventato attraverso lo sguardo di una regista cresciuta negli Stati Uniti. La vampira interpretata da Sheila Vand non ha bisogno di grandi spiegazioni: osserva, giudica e colpisce. Ogni inquadratura possiede una precisione che molti cineasti raggiungono soltanto dopo anni.

7. I peccatori (2025)
Ryan Coogler prende il vampiro e lo porta nel Mississippi degli anni Trenta, dentro una comunità afroamericana che cerca di costruire uno spazio nel quale musica, libertà e identità possano esistere lontano dal controllo del mondo bianco. L'apertura di un locale da parte dei gemelli Smoke e Stack diventa il punto d'ingresso per una minaccia che vuole letteralmente essere invitata dentro. Il vampirismo assume così un significato che va ben oltre l'orrore e diventa assimilazione, appropriazione e promessa di un'appartenenza ottenuta sacrificando ciò che rende una comunità unica. È cinema di genere capace di divertirsi e contemporaneamente parlare di qualcosa che supera enormemente i propri mostri. Il materiale fornito colloca il film tra i titoli contemporanei più importanti del genere.

6. Miriam si sveglia a mezzanotte (1983)
Tony Scott debutta nel lungometraggio con un film che sembra quasi respirare profumo, fumo e decadenza. Catherine Deneuve è Miriam, vampira immortale costretta periodicamente a osservare i propri amanti invecchiare quando il dono dell'eterna giovinezza smette improvvisamente di funzionare. David Bowie e Susan Sarandon completano un triangolo nel quale desiderio, morte e solitudine diventano indistinguibili. Ogni ambiente è sontuoso, ogni movimento studiato e l'immortalità appare splendida soltanto fino al momento in cui si comprende quale prezzo comporti. Pochi film hanno reso il vampirismo così elegante e contemporaneamente così disperato.

5. Vampyr – Il vampiro (1932)
Carl Theodor Dreyer realizza uno dei film più strani e ipnotici della storia dell'horror. Vampyr arriva poco dopo il passaggio dal muto al sonoro e sembra appartenere contemporaneamente a entrambi i mondi: dialoghi ridotti, immagini sospese, ombre che sembrano possedere volontà propria e una realtà continuamente sul punto di dissolversi nel sogno. La storia di Allan Grey importa molto meno della sensazione prodotta dal viaggio. Guardarlo significa entrare in un incubo e accettare che le normali regole dello spazio e del tempo possano smettere di funzionare. Quasi un secolo dopo, alcune delle sue immagini mantengono una capacità perturbante che moltissimo horror moderno può soltanto invidiare.

4. Martin (1977)
George A. Romero elimina praticamente tutto ciò che associamo tradizionalmente al vampiro. Martin non dorme in una bara, non teme croci e non possiede eleganti canini con i quali sedurre le proprie vittime. È un ragazzo alienato che crede di aver bisogno di sangue e utilizza metodi brutalmente concreti per ottenerlo. Suo zio, al contrario, è convinto che sia una creatura soprannaturale e tratta la sua condizione come una maledizione. Proprio nella distanza tra queste due letture nasce uno dei film più dolorosi del regista. Il vampirismo diventa malattia, isolamento e impossibilità di distinguere ciò che siamo da ciò che gli altri hanno deciso che siamo.

3. Il buio si avvicina (1987)
Kathryn Bigelow prende il vampiro e lo trascina lontanissimo dal gotico europeo, dentro le strade, i motel e gli spazi sconfinati dell'America rurale. Caleb viene morso da Mae e finisce coinvolto nella sua famiglia nomade di non morti, costretto a decidere se accettare una nuova natura che richiede inevitabilmente di uccidere. Il buio si avvicina fonde western, road movie, horror e romance con una naturalezza impressionante, sostenuto da Bill Paxton e Lance Henriksen in stato di grazia. Nessuno pronuncia quasi mai la parola “vampiro”: non serve. Bigelow non vuole riprodurre un mito, vuole scoprire cosa succede quando quel mito attraversa l'America di notte.

2. Solo gli amanti sopravvivono (2013)
Jim Jarmusch si pone una domanda molto diversa rispetto alla maggior parte del cinema vampiresco: se fossimo immortali, cosa faremmo davvero di tutto quel tempo? Adam ed Eve lo utilizzano per accumulare cultura, musica, libri, strumenti, ricordi e conoscenza. Tom Hiddleston e Tilda Swinton interpretano due vampiri che hanno visto secoli di civiltà e osservano con crescente stanchezza l'umanità continuare a distruggere ciò che produce di bello. Il ritmo lentissimo non è un limite ma il cuore dell'opera: per chi vive da centinaia di anni, anche il tempo deve avere un peso diverso. È una storia d'amore, una riflessione sull'arte e forse uno dei film più malinconicamente romantici mai costruiti intorno a due persone che bevono sangue.

1. Lasciami entrare (2008)
Il miglior film sui vampiri di questa selezione è quello che sembra averne meno bisogno. Tomas Alfredson racconta innanzitutto la solitudine di Oskar, dodicenne bullizzato che vive nella periferia innevata di Stoccolma e incontra Eli, una coetanea che coetanea non è. Tra loro nasce una relazione difficile da definire attraverso categorie semplici: amicizia, amore, dipendenza, protezione e forse manipolazione convivono continuamente senza che il film senta mai il bisogno di scegliere.

Il vampirismo entra nella storia con brutalità, ma Alfredson evita completamente lo spettacolo fine a se stesso. Il sangue risalta contro la neve, la violenza irrompe dentro ambienti silenziosi e l'orrore sembra sempre appartenere allo stesso universo della fragilità dei due protagonisti. Eli può essere contemporaneamente creatura e bambina, predatrice e persona terribilmente sola. Oskar può trovare in lei qualcuno che finalmente lo comprende senza che questo renda automaticamente sano ciò che sta nascendo tra loro.
È proprio questa ambiguità a rendere Lasciami entrare così potente. Non modernizza semplicemente il vampiro: utilizza il vampiro per parlare della necessità disperata di essere accettati da qualcuno, anche quando quella persona potrebbe diventare la cosa più pericolosa della nostra vita. La freddezza delle immagini, le interpretazioni dei giovanissimi protagonisti e la capacità di lasciare moltissimo fuori campo costruiscono un film che rimane addosso molto dopo la conclusione.
Perché il vampiro continua a sopravvivere al cinema
La caratteristica più sorprendente attraversando quasi un secolo di cinema vampiresco è quanto poco questa creatura abbia bisogno di rimanere fedele a se stessa. Può essere un aristocratico, un adolescente, un alieno, un tossicodipendente, una bambina, un amante immortale o un'intera società. Può vivere in un castello, in Alaska, nella provincia americana, in una metropoli o su un'astronave. Persino le regole apparentemente fondamentali - il sangue, i canini, la luce del sole, il paletto nel cuore - possono essere eliminate senza necessariamente cancellarne l'identità.

Perché ciò che rende eterno il vampiro non sono i suoi poteri. È il bisogno che rappresenta. Fame, sesso, dipendenza, paura della vecchiaia, desiderio di appartenere a qualcuno o impossibilità di morire: ogni epoca può prendere quella fame e darle un significato nuovo. George Romero la trasforma in alienazione, Abel Ferrara in dipendenza e male morale, Kathryn Bigelow in appartenenza, Jarmusch in solitudine culturale, Tomas Alfredson in bisogno d'affetto.
È per questo che Dracula e Nosferatu hanno generato una progenie tanto diversa dai propri padri. I due grandi archetipi hanno definito l'immagine del vampiro cinematografico; tutti gli altri hanno passato quasi cento anni a dimostrare che per continuare a vivere, un immortale deve essere capace di cambiare.
