Doing Life porta su Netflix una nuova storia firmata Tyler Perry, questa volta incentrata su Anika Morrison, agente penitenziaria incinta alle prese con una famiglia in difficoltà, e Carousel White, detenuto che le salva la vita durante una rivolta nel carcere di Holloway. Dal loro incontro nasce un rapporto destinato a proseguire oltre le sbarre, trasformando il film in un melodramma sentimentale sul diritto a ricominciare dopo gli errori, sulla maternità e sui pregiudizi riservati a chi prova a rientrare nella società dopo il carcere. Il problema è che Perry sembra non fidarsi mai abbastanza della forza di questi temi e finisce per sommergerli sotto una quantità crescente di tragedie.

Una storia di seconde possibilità che avrebbe bisogno di respirare

L'idea alla base di Doing Life possiede in realtà elementi capaci di sostenere un dramma più complesso di quanto il film riesca poi a diventare. Anika vive sospesa tra presente e futuro: lavora in un penitenziario, aspetta una bambina senza poter contare sul padre, deve occuparsi di una madre gravemente malata e coltiva il progetto di studiare per diventare infermiera. La sua è una vita costruita sull'equilibrio precario tra responsabilità e desiderio di emancipazione, terreno narrativo sul quale Tyler Perry avrebbe potuto indagare con maggiore precisione economica e sociale.

doing life

L'arrivo di Carousel modifica quell'equilibrio. Durante una violenta rivolta in carcere è proprio lui a intervenire quando Anika si trova in pericolo, evitando che la situazione abbia conseguenze ancora più drammatiche per lei e per il bambino che porta in grembo. Dopo la nascita della piccola, tra i due prende forma un rapporto inizialmente affidato alle lettere e successivamente alle telefonate. Quando Carousel termina di scontare la propria condanna, quella vicinanza può finalmente uscire dal carcere e confrontarsi con il mondo esterno.

Ed è proprio qui che Doing Life avrebbe il suo nucleo più interessante. Carousel non deve soltanto costruire una relazione sentimentale: deve convincere una società che continua a identificarlo con ciò che ha fatto in passato. Anika, al contrario, deve decidere se l'uomo che ha conosciuto corrisponda davvero al reato per il quale è stato condannato. È il conflitto tra identità presente e passato giudiziario a suggerire il film più interessante rimasto, purtroppo, soltanto in potenza.

Tyler Perry aggiunge dolore quando servirebbe sottrarre

Perry sceglie infatti una strada molto diversa. Ogni difficoltà deve essere accompagnata da una difficoltà ancora più grande, ogni momento emotivo viene preparato come se avesse bisogno di essere sottolineato tre volte prima di raggiungere lo spettatore. La gravidanza, l'abbandono, il carcere, la malattia terminale della madre, i rapporti familiari tormentati, la precarietà economica e la diffidenza verso Carousel finiscono così per occupare simultaneamente la scena.

doing life

Il risultato paradossale è che più Doing Life cerca la commozione, meno riesce a ottenerla. Un melodramma può tranquillamente vivere di sofferenze, coincidenze e sentimenti portati al limite; il genere lo permette e spesso lo richiede. Ma perché funzioni serve costruire uno spazio nel quale le emozioni possano sedimentare. Qui, invece, un conflitto viene rapidamente sostituito dal successivo, in un'escalation che rende progressivamente prevedibili anche le svolte che dovrebbero avere maggiore peso.

La sottotrama della madre di Anika ne è l'esempio più evidente. Il rapporto tra la protagonista, le sorelle e una donna ormai vicina alla morte potrebbe diventare una riflessione dolorosa sulle ferite irrisolte di una famiglia. Perry preferisce però spingere continuamente sull'intensità, caricando le scene fino a renderle meno autentiche proprio quando vorrebbero essere più struggenti.

Il vero film era fuori dal carcere

C'è inoltre una contraddizione interessante nella costruzione narrativa: il carcere funziona soprattutto come detonatore iniziale, mentre la parte potenzialmente più originale comincia quando Carousel ne esce. Che cosa significa tornare libero quando gli altri continuano a considerarti un detenuto? Come si costruisce una famiglia quando il passato rimane una presenza costante? E fino a che punto una condanna scontata permette davvero di ricominciare?

doing life

Sono domande che Doing Life intercetta ma raramente approfondisce. Il razzismo, la reintegrazione sociale e lo stigma verso gli ex detenuti emergono lungo il percorso senza diventare fino in fondo il centro del racconto. Il film sembra continuamente sul punto di abbandonare la formula romantica per osservare qualcosa di più ampio, salvo poi rifugiarsi nuovamente nei meccanismi sentimentali più familiari al cinema di Perry.

Anche l'accompagnamento musicale, molto presente e dominato da sonorità pop e R&B, segue questa impostazione. Invece di lasciare che siano silenzi, sguardi e interpretazioni a guidare alcune sequenze, la regia tende frequentemente a indicare allo spettatore quale emozione dovrebbe provare.

Naomi Baker e Jay Reeves cercano verità dentro una scrittura troppo programmata

A tenere insieme il film restano soprattutto Naomi Baker e Jay Reeves. I due interpreti provano a restituire fragilità ai rispettivi personaggi e funzionano meglio quando la sceneggiatura concede loro momenti meno costruiti. Anika e Carousel condividono una condizione di marginalità, pur provenendo da esperienze completamente differenti, ed è proprio questa vicinanza emotiva a rendere credibile almeno sulla carta il loro legame.

doing life

Baker riesce a far emergere la stanchezza di una donna sulla quale sembrano ricadere contemporaneamente tutte le responsabilità possibili, mentre Reeves cerca di evitare che Carousel venga ridotto alla semplice figura dell'ex detenuto in cerca di redenzione. Il limite non sta tanto nelle interpretazioni quanto in personaggi costretti a muoversi dentro una sceneggiatura che programma con largo anticipo quasi ogni crisi e quasi ogni riconciliazione.

Tyler Perry dirige con mestiere, ma continua a privilegiare l'enfasi rispetto alla misura. Doing Life avrebbe avuto bisogno di maggiore ambiguità e soprattutto della capacità di accettare che una storia può essere dolorosa anche senza trasformare ogni passaggio in una nuova catastrofe.

Doing Life: il verdetto di iMovies

Il tema centrale rimane valido: nessuna persona dovrebbe essere obbligata a coincidere per sempre con il peggior errore della propria vita. Intorno a questa idea Doing Life costruisce una relazione tra due individui che cercano, in modi diversi, una seconda possibilità. Quando osserva il peso del passato e la paura di affidarsi nuovamente a qualcuno, il film lascia intravedere qualcosa di sincero.

doing life

Ma sono momenti troppo isolati. Il melodramma prende progressivamente il controllo della storia e trasforma il dolore da strumento narrativo in formula, fino a rendere artificiose proprio quelle emozioni che avrebbero dovuto essere il cuore del film. Tyler Perry vuole raccontare la redenzione, la famiglia e la possibilità di cambiare vita; finisce invece per costruire un percorso talmente disseminato di ostacoli da far percepire prima il meccanismo della sceneggiatura e soltanto dopo i personaggi.

Doing Life non manca quindi di argomenti, ma di misura. E per un film che vorrebbe arrivare soprattutto al cuore, è un limite difficile da aggirare.