Louis Garrel interpreterà John Elkann accanto a Pierfrancesco Favino nel nuovo film di Marco Bellocchio dedicato a Sergio Marchionne, attualmente in lavorazione tra Toronto e Niagara Falls. Falcon ricostruirà uno dei passaggi più delicati della storia industriale italiana recente, partendo dall'arrivo di Marchionne alla guida della Fiat nel 2004 e concentrandosi anche sul rapporto che il manager instaurò con il giovane erede della famiglia Agnelli, allora improvvisamente chiamato a confrontarsi con il peso di un impero in difficoltà. Favino vestirà i panni di Marchionne, mentre Garrel sarà Elkann in quello che si preannuncia non soltanto come un biopic aziendale, ma come un racconto sulla formazione del potere, sulla sua trasmissione e sul prezzo personale richiesto a chi decide di esercitarlo. Nel cast figurano inoltre Benedetta Cimatti, Barbara Ronchi e Valeria Bruni Tedeschi, quest'ultima in un cameo. Rai Cinema International Distribution ha acquisito le vendite internazionali del progetto, che sarà distribuito in Italia da 01 Distribution.

La presenza di Garrel definisce con maggiore precisione anche l'angolo scelto da Bellocchio. Marchionne rimarrà il protagonista assoluto, ma Falcon non sembra intenzionato a raccontarne l'ascesa come una successione di operazioni finanziarie, consigli di amministrazione e risultati industriali. La sinossi introduce infatti Elkann come un giovane improvvisamente schiacciato dall'eredità familiare, al quale un Marchionne descritto come «spietato e visionario» insegna «l'arte del comando». È dentro questo rapporto che il film può trovare la propria dimensione più autenticamente bellocchiana: due uomini appartenenti a mondi diversi, uno chiamato dalla famiglia per salvare l'azienda e l'altro destinato per nascita a ereditarne il controllo, costretti a costruire un nuovo equilibrio mentre Fiat attraversa uno dei momenti più fragili della propria storia.

Marchionne ed Elkann, Falcon racconta come si impara a comandare

Quando Sergio Marchionne arriva alla Fiat nel 2004, John Elkann ha poco più di vent'anni e la famiglia Agnelli sta attraversando una fase di profondissima trasformazione. La morte di Gianni Agnelli nel 2003 e quella di Umberto l'anno successivo hanno modificato rapidamente gli equilibri familiari proprio mentre il gruppo automobilistico deve affrontare una situazione finanziaria e industriale estremamente delicata. In quel momento Marchionne entra in scena come una figura esterna ai tradizionali rituali del Lingotto, con una formazione maturata soprattutto fuori dall'Italia e uno stile manageriale destinato a modificare radicalmente l'azienda.

Louis Garrel

È probabilmente questa distanza tra i due protagonisti a interessare Bellocchio. Elkann rappresenta il potere ricevuto per successione, Marchionne quello conquistato attraverso competenza, decisione e capacità di imporsi. Il primo deve imparare a convivere con un cognome che precede qualsiasi sua azione; il secondo arriva invece proprio perché l'antico sistema non sembra più in grado di garantire la sopravvivenza della società. La sinossi suggerisce che Falcon utilizzerà la trasformazione della Fiat anche per osservare la progressiva educazione di Elkann al comando, facendo del rapporto con Marchionne qualcosa di più complesso rispetto alla semplice relazione tra azionista e amministratore delegato.

Louis Garrel diventa così una scelta particolarmente interessante. L'attore francese possiede un'eleganza naturale che può adattarsi alla dimensione pubblica di Elkann, ma ha spesso interpretato anche personaggi nei quali sicurezza esteriore e fragilità interna convivono. Bellocchio potrebbe sfruttare precisamente questa tensione per raccontare un giovane erede che si trova a dover occupare una posizione per la quale nessuna preparazione può essere completamente sufficiente. Di fronte a lui Favino avrà invece la responsabilità di costruire un Marchionne riconoscibile senza trasformarlo in imitazione: una figura celebre per il maglione scuro, il linguaggio diretto e una presenza pubblica divenuta rapidamente parte dell'immaginario italiano, ma il cui interesse cinematografico risiede soprattutto nel modo in cui pensava e utilizzava il potere.

Dalla Fiat a Chrysler: l'ascesa industriale diventa un thriller finanziario

Il film attraverserà inevitabilmente anche l'espansione americana che trasformò Marchionne da manager incaricato di salvare Fiat in uno dei dirigenti più osservati dell'industria automobilistica mondiale. Dopo la ristrutturazione dell'azienda italiana e il durissimo confronto con General Motors, la grande opportunità arriva con la crisi finanziaria del 2008. Nel 2009 Chrysler entra in una procedura fallimentare sostenuta dal governo degli Stati Uniti e Marchionne propone Fiat come partner industriale, avviando un percorso che porterà progressivamente all'integrazione delle due società e successivamente alla nascita di Fiat Chrysler Automobiles.

Il materiale promozionale di Falcon insiste proprio sulla vertigine di questa scalata. Marchionne diventa «molto importante e famoso all'estero», ma il successo porta con sé un costo che Bellocchio sembra intenzionato a mettere sullo stesso piano delle vittorie industriali. Il film viene infatti presentato come un'opera capace di unire la tensione di un thriller finanziario all'introspezione psicologica, osservando non soltanto un uomo che riesce a cambiare il destino di due aziende ma la progressiva solitudine prodotta da quella stessa conquista.

Louis Garrel

È un territorio particolarmente adatto al regista di Il traditore. Anche nel film dedicato a Tommaso Buscetta, Bellocchio aveva utilizzato una vicenda storica enorme senza rinunciare alla dimensione privata e contraddittoria del protagonista. Con Falcon il campo cambia completamente: non più Cosa Nostra, giustizia e tradimento, ma capitalismo, consigli di amministrazione, governi e mercati. Rimane però qualcosa di profondamente coerente con il suo cinema, perché ancora una volta al centro sembra esserci un individuo che entra dentro una struttura di potere e finisce per modificarla mentre ne viene a sua volta trasformato.

Anche il titolo contiene questa doppia dimensione. Falcon richiama gli aerei utilizzati da Marchionne per spostarsi continuamente tra Torino, Detroit e gli altri centri del suo impero industriale, una vita trascorsa attraversando l'Atlantico e comprimendo distanze che per la maggior parte delle persone definiscono continenti differenti. Il nome diventa quindi quasi l'immagine fisica del manager raccontato dal film: sempre in movimento, sempre tra due mondi e progressivamente incapace di separare il tempo personale da quello dell'azienda.

Bellocchio torna alla storia italiana, ma questa volta entra nei palazzi dell'economia

Dopo aver attraversato mafia, terrorismo, Chiesa, famiglia e istituzioni, Bellocchio affronta così un altro dei grandi centri del potere italiano: l'industria. Fiat non è semplicemente un'impresa automobilistica all'interno della storia nazionale. Per decenni ha rappresentato lavoro, conflitto sociale, modernizzazione, rapporto tra capitale e politica, migrazioni interne e perfino un determinato modello di classe dirigente. Raccontare Marchionne significa inevitabilmente entrare in questa storia, ma farlo nel momento in cui proprio quel modello sta cambiando.

È anche ciò che rende John Elkann indispensabile al film. Senza di lui Falcon potrebbe diventare soprattutto la cronaca dell'impresa manageriale di Marchionne; attraverso Elkann, invece, l'operazione può raccontare il passaggio da una Fiat ancora legata alla mitologia degli Agnelli del Novecento a una struttura industriale completamente diversa, globalizzata e sempre meno riconducibile alla Torino che l'aveva generata. L'erede non è quindi soltanto il giovane al quale Marchionne insegna come esercitare il comando, ma il personaggio attraverso cui osservare la trasformazione di un'intera dinastia.

Louis Garrel

Bellocchio firma la sceneggiatura insieme a Ludovica Rampoldi, Andrea Di Stefano e Stefano Rulli, con la collaborazione di Oliviero Del Papa. La produzione è di Simone Gattoni per Kavac Film, Mattia Mor per Emotion Network e Rai Cinema, in collaborazione con STLA Europe. Le riprese, iniziate a fine settembre tra Toronto e Niagara Falls, proseguiranno successivamente in Piemonte e a Roma; la produzione tornerà poi in Canada e negli Stati Uniti all'inizio del 2027.

Dietro la macchina da presa Bellocchio ritrova inoltre diversi collaboratori abituali, tra cui lo scenografo Andrea Castorina, la costumista Daria Calvelli e la montatrice Francesca Calvelli. La novità principale riguarda invece la fotografia, affidata per la prima volta a Matteo Cocco, vincitore del David di Donatello 2021 per Volevo nascondermi di Giorgio Diritti e autore capace di lavorare con particolare attenzione sulla relazione tra volto, ambiente e spazio.

Favino e Garrel, due interpreti per due forme diverse di potere

Il ritorno di Pierfrancesco Favino con Bellocchio dopo Il traditore inevitabilmente concentra molta attenzione sul modo in cui verrà ricostruito Marchionne. Ma l'ingresso di Louis Garrel suggerisce che Falcon non sarà costruito come un tradizionale biopic nel quale tutti gli altri personaggi esistono soltanto per accompagnare il protagonista da un passaggio biografico al successivo. La relazione con Elkann sembra destinata ad avere un peso strutturale, trasformando la storia industriale in una sorta di rapporto tra maestro ed erede nel quale nessuno dei due occupa una posizione semplice.

Marchionne possiede l'autorità del manager che deve produrre risultati immediati; Elkann possiede quella più antica del capitale familiare. Il primo può insegnare come comandare un'azienda, ma il secondo deve imparare a sopravvivere a un'eredità che non potrà mai lasciare completamente. È una tensione che Bellocchio può utilizzare per evitare l'agiografia, soprattutto perché la straordinaria crescita industriale raccontata dal film convive con conflitti, decisioni controverse e trasformazioni che produssero conseguenze profonde tanto dentro Fiat quanto nel rapporto dell'azienda con l'Italia.

Louis Garrel

Il materiale promozionale parla apertamente di un «tragico vincitore», suggerendo che la conclusione della parabola di Marchionne non verrà presentata come semplice celebrazione del manager capace di riportare Fiat fuori dalla crisi. Il successo, nella prospettiva indicata dal progetto, diventa qualcosa che consuma progressivamente chi lo conquista. Marchionne muore nel luglio 2018 a 66 anni, dopo anni nei quali il confine tra la sua identità personale e quella del gruppo era diventato sempre più sottile. È probabilmente in questa zona che Falcon cercherà il proprio cuore drammatico.

Non esiste ancora una data ufficiale di uscita, ma l'avvio delle riprese e l'ingresso di Rai Cinema International Distribution segnano il passaggio definitivo del progetto alla fase produttiva. E l'arrivo di Louis Garrel modifica già la prospettiva con cui guardarlo.

Falcon non sarà soltanto il film in cui Pierfrancesco Favino diventa Sergio Marchionne. Potrebbe essere soprattutto la storia di due uomini costretti a imparare insieme che salvare un impero e imparare a governarlo sono due cose molto diverse.