Jessica Chastain sarà contemporaneamente madre e minaccia in Mammina, il nuovo horror diretto da Rob Savage e prodotto da James Wan attraverso Blumhouse Atomic Monster, in arrivo nei cinema italiani l’8 ottobre con Universal Pictures. Tratto dal romanzo L’altra mamma di Josh Malerman, autore di Bird Box, il film costruisce il proprio incubo attorno alla piccola Bela, interpretata da Arabella Olivia Clark, e a una presenza soprannaturale che assume esattamente l’aspetto della donna di cui la bambina dovrebbe fidarsi più di chiunque altro. È proprio il doppio ruolo affidato all’attrice premio Oscar a rappresentare una delle scommesse principali del progetto: stessa faccia, stessi occhi e apparentemente lo stesso affetto, ma due presenze radicalmente diverse che devono permettere allo spettatore di percepire il pericolo prima ancora di riuscire a identificarlo.
L’idea alla base di Mammina tocca infatti una paura estremamente elementare: cosa accadrebbe se il mostro non avesse un aspetto mostruoso, ma il volto della propria madre? Savage sembra voler costruire il film proprio su questa alterazione progressiva del familiare, evitando di separare nettamente sicurezza e minaccia. Bela entra in contatto nella propria casa con un’entità che le appare nella forma materna e che, almeno inizialmente, riesce a stabilire con lei un rapporto quasi rassicurante. Solo gradualmente quella vicinanza assume contorni sempre più inquietanti, mentre la bambina deve confrontarsi con qualcosa di molto più difficile da affrontare rispetto a una creatura riconoscibile: capire quando la persona che sta guardando sia davvero sua madre e quando, invece, qualcosa stia semplicemente indossando il suo volto.

Jessica Chastain deve essere madre e mostro senza cambiare volto
È proprio questa ambiguità a trasformare il ruolo di Jessica Chastain in qualcosa di più complesso rispetto al tradizionale doppio personaggio. La separazione non può dipendere da costumi radicalmente differenti o da una trasformazione mostruosa immediatamente visibile: l’orrore deve nascere da dettagli infinitesimali, da un sorriso mantenuto qualche secondo di troppo, da un movimento leggermente innaturale o dal modo in cui uno sguardo apparentemente affettuoso smette improvvisamente di trasmettere sicurezza.
James Wan, che di figure inquietanti e presenze soprannaturali ha costruito buona parte della propria carriera tra Saw, Insidious e The Conjuring, individua proprio nell’attrice il principale elemento di forza del film. «La nostra arma segreta più grande è Jessica Chastain», ha spiegato il produttore parlando del progetto. Una definizione che sintetizza bene il meccanismo cercato da Savage: il pubblico conosce il volto di Chastain, ne riconosce immediatamente l’espressività e proprio questa familiarità può diventare lo strumento attraverso il quale il film produce disagio.
Per l’attrice la costruzione della creatura è partita anche da una domanda fortemente fisica. «Ho pensato a quanto fosse reale, a che senzazione fa cercare di tenersi la pelle addosso? Poi ho fatto quella faccia, e Rob ha detto “Ecco Mammina”. In lei c'è una sorta di disperazione, ed è quello che volevo interpretare», ha raccontato Chastain. È un dettaglio particolarmente interessante perché suggerisce che la versione soprannaturale del personaggio non sia stata concepita semplicemente come una madre diventata improvvisamente cattiva, ma come qualcosa che sta cercando di imitare un essere umano e non riesce mai a farlo perfettamente.

Savage ha sottolineato quanto questa prova rappresenti una deviazione rispetto ai personaggi affrontati dall’attrice in passato: «Per quanto siano stati iconici tutti i personaggi interpretati da Jess, non ne ha mai interpretato uno come questo». L’affermazione potrebbe sembrare la classica promessa promozionale che accompagna l’uscita di un horror, ma la premessa offre effettivamente a Chastain un terreno particolare: interpretare nello stesso film il rifugio emotivo di una bambina e la presenza che cerca di violarlo.
La vera paura di Mammina nasce dalla fiducia
La protagonista narrativa resta però Bela. Il film adotta il punto di vista di una bambina che si ritrova davanti a qualcosa che gli adulti potrebbero semplicemente non essere in grado di vedere o comprendere, ribaltando così uno dei luoghi più rassicuranti dell’infanzia. La casa non protegge, la notte non è l’unico momento nel quale essere spaventati e soprattutto la madre non rappresenta più automaticamente il luogo sicuro verso cui correre. È un meccanismo horror potentissimo perché non chiede semplicemente alla protagonista di sfuggire a una minaccia: le chiede di mettere in discussione la propria capacità di riconoscere chi ama.
Il materiale proviene da Incidents Around the House, romanzo di Josh Malerman pubblicato nel 2024 e arrivato in Italia con il titolo L’altra mamma. Malerman aveva già costruito con Bird Box un racconto nel quale la paura nasceva anche dall’impossibilità di fidarsi della percezione visiva; in questo caso il principio sembra quasi rovesciato. Bela può guardare ciò che ha davanti, ma proprio vedere non le garantisce la verità. La sceneggiatura cinematografica è firmata da Nathan Elston, mentre Savage torna all’horror dopo Host – Chiamata mortale e The Boogeyman, due lavori nei quali aveva già mostrato interesse per minacce capaci di invadere luoghi apparentemente sicuri.

Il regista si trova quindi davanti a una sfida più psicologica che spettacolare. Il rischio di una storia simile sarebbe mostrare troppo presto la differenza tra le due madri, trasformando la creatura in un semplice antagonista. Più interessante è invece mantenere il sospetto: permettere allo spettatore di osservare Chastain attraverso gli occhi di Bela e domandarsi, insieme alla bambina, quale versione del personaggio abbia davanti. È proprio in questa zona grigia che Mammina può trovare la propria identità, facendo della somiglianza perfetta qualcosa di più inquietante di qualsiasi deformazione.
James Wan e Rob Savage costruiscono l’orrore intorno a una famiglia
Attorno a Chastain e Arabella Olivia Clark si muove un cast che comprende Jay Duplass, Dichen Lachman, Arian Moayed e Karen Allen, con la storia che sembra progressivamente allargare il terrore soprannaturale alle fragilità della stessa famiglia di Bela. Dichen Lachman interpreta una studiosa del paranormale, mentre Karen Allen veste i panni della nonna Ruth e Arian Moayed compare come una figura vicina al nucleo familiare. Sono personaggi che permettono al racconto di uscire dalla semplice dinamica madre-figlia senza perdere il suo centro: quella presenza è terrificante proprio perché cerca di inserirsi in relazioni che esistono già, appropriandosi di qualcosa di intimo invece di attaccare dall’esterno.
Anche la collaborazione tra Savage e Wan appare coerente con questa impostazione. Il cinema prodotto da Atomic Monster ha spesso trovato la propria forza quando il soprannaturale viene legato a dinamiche familiari, trasformando fantasmi e demoni in manifestazioni di paure molto più quotidiane. Qui il punto di partenza è ancora più immediato: la paura di perdere il rapporto esclusivo con un genitore, di non essere creduti e di vedere qualcuno occupare un posto che dovrebbe appartenere a una sola persona.

Mammina arriverà nelle sale italiane giovedì 8 ottobre, distribuito da Universal Pictures, con una durata indicata di circa 93 minuti. La premessa è essenziale, ma proprio per questo potenzialmente efficace: nessun universo complicato da spiegare e nessuna mitologia da costruire prima che possa iniziare la paura. Bastano una bambina, sua madre e un’altra cosa che sostiene di esserlo.
E se Savage riuscirà davvero a rendere indistinguibile il confine tra le due, il volto più rassicurante della vita di Bela potrebbe diventare anche quello dal quale sarà impossibile smettere di scappare.
