Il percorso europeo di Naza si divide improvvisamente in due direzioni opposte. Nei Paesi Bassi le proiezioni del documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor sono state sospese il 6, 7 e 8 ottobre su richiesta degli stessi registi, preoccupati per la sicurezza propria e dei familiari dopo minacce e contestazioni legate alla coincidenza con l’anniversario degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. In Italia, nello stesso momento, il film continua invece a occupare il primo posto del box office: nella giornata di martedì 6 ottobre ha incassato altri 228.344 euro con 30.609 spettatori, portando il totale a 3.438.852 euro e 450.121 presenze. Due situazioni molto diverse che mostrano quanto il documentario, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, abbia ormai superato la dimensione della normale uscita cinematografica per diventare uno dei titoli più discussi di questa stagione.
Il dato forse più significativo è che lo stop olandese non nasce da una decisione censoria delle sale né da un provvedimento delle autorità. Sono stati Abraham e Szor a chiedere al distributore Cherry Pickers di interrompere temporaneamente la programmazione nei giorni immediatamente intorno al 7 ottobre, temendo che la coincidenza potesse aggravare un clima già diventato particolarmente teso. La richiesta è stata accolta dai cinema, con la programmazione destinata a riprendere successivamente: alcune sale, come Cinecitta Tilburg, indicano infatti nuovamente spettacoli a partire dal 9 ottobre. La motivazione dichiarata riguarda soprattutto le minacce ricevute dalle persone vicine ai due cineasti e il timore che ulteriori proiezioni in una data tanto sensibile possano determinare nuove situazioni di pericolo.

In Olanda Naza si ferma per tre giorni dopo le tensioni in sala
Il clima intorno al film era già diventato evidente durante una proiezione a Delft, dove una donna israeliana, Sabine Taassa, è intervenuta interrompendo l'evento. Sopravvissuta agli attacchi del 7 ottobre e colpita direttamente dalla perdita di familiari, si è rivolta agli autori contestando ciò che riteneva assente dal documentario. «Mio marito e mio figlio sono stati assassinati da Hamas. Dove appare tutto questo nel vostro film?», ha chiesto durante l'intervento. Secondo quanto riportato dai media olandesi, altri presenti hanno successivamente reagito e un secondo contestatore avrebbe tentato di proiettare immagini degli attacchi del 2023 sullo schermo. L'episodio ha trasformato una normale proiezione in uno scontro pubblico sul modo in cui il film racconta la guerra e sul rapporto tra ciò che mostra e gli eventi da cui il conflitto è stato ulteriormente innescato.
È proprio questo contesto a rendere importante distinguere tra la valutazione cinematografica dell'opera e la discussione politica che inevitabilmente la circonda. Naza è costruito attraverso le testimonianze anonime di 24 persone appartenenti o appartenute all'apparato militare e d'intelligence israeliano, utilizzate dai registi per ricostruire procedure di selezione degli obiettivi, sistemi di sorveglianza e impiego di strumenti di intelligenza artificiale nelle operazioni a Gaza. Le accuse e le ricostruzioni presentate nel documentario sono state contestate da rappresentanti israeliani, mentre i registi sostengono di aver costruito il lavoro attraverso anni di indagine e testimonianze raccolte dall'interno. La Biennale presenta ufficialmente il film come un'indagine sui sistemi alla base delle uccisioni di civili palestinesi e ricorda che parte delle informazioni era già stata pubblicata da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.
Il 7 ottobre rimane inevitabilmente una data estremamente delicata. Negli attacchi compiuti da Hamas e altri gruppi armati palestinesi in Israele nel 2023 morirono circa 1.200 persone e centinaia furono prese in ostaggio; la successiva guerra a Gaza ha provocato un numero enormemente superiore di vittime palestinesi e un confronto internazionale ancora aperto sulla condotta delle operazioni militari israeliane. È dentro questa frattura che Naza arriva nelle sale: non come una ricostruzione complessiva dell'intero conflitto, ma come un film concentrato precisamente sui meccanismi militari israeliani analizzati attraverso fonti interne. Proprio questa scelta di prospettiva è diventata uno degli elementi centrali tanto del sostegno quanto delle critiche rivolte all'opera.

In Italia accade l'opposto: Naza continua a riempire le sale
Mentre nei Paesi Bassi il dibattito ha prodotto una pausa momentanea, in Italia il film continua una corsa commerciale difficilmente prevedibile per un documentario di 80 minuti. Martedì 6 ottobre Naza ha mantenuto nettamente il primo posto con 228.344 euro, distanziando Verity, fermo a 79.924 euro, Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio con 72.995 e Digger con 70.830. Il risultato giornaliero è arrivato da 340 cinema e ha fatto salire il film a 3.438.852 euro complessivi con 450.121 spettatori, confermandolo come uno dei fenomeni più anomali del mercato italiano di questo inizio autunno.
Ancora più sorprendente è il punto di partenza. L'uscita italiana era stata concepita inizialmente come un evento limitato a pochi giorni, dal 28 al 30 settembre, prima che la risposta del pubblico spingesse a prolungare la programmazione. Nel weekend dall'1 al 4 ottobre il documentario aveva già raccolto 1.219.051 euro, raggiungendo allora un totale di 3.033.586 euro e quasi 400mila presenze. Il passaparola e l'attenzione costruita dopo Venezia hanno quindi trasformato una distribuzione-evento in una permanenza ordinaria, con il numero di schermi progressivamente aumentato proprio per rispondere alla domanda.
È difficile separare questo risultato dal percorso festivaliero del film. Naza è stato presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria, diventando immediatamente uno dei titoli più discussi dell'edizione. L'opera è prodotta da The Guardian e JW Films e utilizza interviste girate prevalentemente di notte sui tetti di Tel Aviv, una scelta formale che riduce quasi completamente la spettacolarizzazione della guerra per concentrarsi sulle parole delle fonti. Il successo italiano dimostra però che questa struttura apparentemente poco commerciale non ha impedito al film di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello tradizionalmente associato al documentario d'inchiesta.

Un film che ormai viene discusso ben oltre il cinema
È probabilmente questa la vera storia che sta emergendo intorno a Naza. Il documentario non viene più misurato soltanto attraverso recensioni, premi o incassi: ogni sua proiezione sembra diventare anche uno spazio nel quale confluiscono posizioni, memorie e traumi legati a una guerra ancora in corso. Nei Paesi Bassi questo ha prodotto una situazione nella quale gli stessi autori hanno preferito fermare il film per tre giorni; in Italia, al contrario, il dibattito sembra aver contribuito ad ampliare l'interesse e a spingere migliaia di spettatori verso le sale.
Il contrasto non permette naturalmente di concludere che il pubblico dei due Paesi abbia posizioni politiche opposte. Le condizioni distributive, la coincidenza con il 7 ottobre, gli episodi avvenuti nelle singole sale e soprattutto le minacce segnalate dagli autori rendono le due situazioni troppo diverse per una lettura così semplice. Mostrano però quanto sia diventato difficile separare la circolazione del film dal contesto storico che racconta. Per Abraham e Szor, Naza nasce esplicitamente come un'indagine sulle responsabilità e sui sistemi interni alle operazioni israeliane a Gaza; per alcuni spettatori quella prospettiva rappresenta una testimonianza necessaria, mentre altri ne contestano le omissioni o il quadro complessivo.
E proprio qui il percorso del film assume una dimensione insolita. In Italia Naza sta raggiungendo numeri che normalmente appartengono al cinema commerciale, mentre nei Paesi Bassi per alcuni giorni non sarà possibile vederlo affatto. Non perché il film sia stato ritirato definitivamente, ma perché la sua presenza nelle sale, in prossimità di una data carica di significato e dolore, è stata considerata dagli stessi cineasti un rischio sufficiente da giustificare una pausa.
Dal 9 ottobre la programmazione olandese dovrebbe riprendere. In Italia, invece, la domanda è ormai diventata un'altra: fino a dove può arrivare un documentario nato come uscita limitata e ritrovatosi, nel giro di pochi giorni, davanti a tutti i blockbuster?
