Amazon MGM Studios prepara il ritorno di Voltron in live action con Rawson Marshall Thurber alla regia e Henry Cavill tra i protagonisti, riportando al centro del blockbuster un immaginario fatto di giganteschi robot componibili, battaglie intergalattiche e cinque Leoni meccanici capaci di unirsi in un'unica arma. Il film, già girato in Australia e attualmente nel percorso che lo porterà verso l'uscita, arriva in un momento particolarmente interessante per il cinema spettacolare: mentre Transformers cerca nuovamente la propria identità e Hollywood continua a riscoprire marchi degli anni Ottanta, Amazon MGM ha tra le mani uno dei pochi franchise capaci di occupare naturalmente quello spazio lasciato parzialmente libero dai grandi robot di Paramount. Non si tratta semplicemente di trovare “i nuovi Transformers”, ma di capire se un'icona nata dall'incontro tra anime giapponese e televisione americana possa diventare uno dei prossimi grandi universi fantascientifici del cinema occidentale.

Il potenziale è evidente già nella premessa. Cinque piloti controllano altrettanti Leoni robotici che, quando la minaccia lo richiede, si assemblano per formare Voltron, gigantesco guerriero destinato a fronteggiare forze impossibili da affrontare singolarmente. È una formula costruita praticamente su misura per il grande spettacolo audiovisivo contemporaneo: macchine colossali, squadre di personaggi, mondi extraterrestri e quella trasformazione finale che può diventare l'equivalente cinematografico dell'ingresso in scena di un supereroe. Ma proprio qui si trova anche il pericolo. Dopo quasi vent'anni di Transformers, il pubblico sa perfettamente che la grandezza dei robot non garantisce automaticamente la grandezza del film.

Prima di Transformers c'era già Voltron: una storia nata da due anime differenti

La storia del franchise è quasi più curiosa del suo universo narrativo. Voltron: Defender of the Universe arrivò sulla televisione americana nel settembre 1984 attraverso un'operazione oggi difficilmente replicabile nelle stesse condizioni. World Events Productions aveva acquisito materiale proveniente dal Giappone e costruì la serie occidentale utilizzando principalmente due anime Toei completamente indipendenti: Beast King GoLion del 1981 e Armored Fleet Dairugger XV del 1982. I personaggi, i dialoghi e diversi elementi narrativi vennero modificati affinché prodotti originariamente separati potessero essere presentati al pubblico statunitense come parti dello stesso universo.

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Fu soprattutto la componente derivata da GoLion a lasciare il segno. Cinque enormi Leoni meccanici, ciascuno dotato di un proprio pilota, potevano combinarsi nel leggendario Voltron: un'immagine immediatamente comprensibile e sufficientemente potente da sopravvivere per oltre quarant'anni. Il franchise ha attraversato successivamente nuove serie animate e reinterpretazioni, fino a ottenere una vera seconda giovinezza con Voltron: Legendary Defender, lanciata nel 2016 e capace di presentare quell'universo a una generazione che non aveva alcun rapporto diretto con il cartone originale.

Questa stratificazione offre al film live action un vantaggio non trascurabile. Amazon MGM non deve parlare soltanto agli spettatori cresciuti negli anni Ottanta, né limitarsi a sfruttare la nostalgia di chi ricorda il robot originale. Esiste già un pubblico più giovane abituato a una versione narrativa e visivamente più moderna di Voltron, ed è probabilmente proprio tra queste due generazioni che Thurber dovrà trovare l'equilibrio. Riprodurre servilmente il 1984 renderebbe l'operazione un museo della nostalgia; ignorarlo completamente significherebbe perdere proprio l'elemento che rende il marchio riconoscibile.

Il vuoto di Transformers e il ritorno dei mecha nel cinema occidentale

Il confronto con Transformers è inevitabile, ma diventa davvero interessante osservando ciò che è accaduto alla saga Paramount negli ultimi anni. Michael Bay aveva trasformato Autobots e Decepticon in uno spettacolo cinematografico talmente riconoscibile da influenzare per oltre un decennio l'immaginario dei blockbuster: enormi masse metalliche, distruzioni urbane, movimenti frenetici e un senso della scala che raramente il cinema aveva portato a quei livelli. Quella formula, però, ha progressivamente mostrato i propri limiti e Paramount ha successivamente cercato strade differenti con Bumblebee e Transformers: Rise of the Beasts.

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I robot giganti, invece, non hanno mai smesso di affascinare. Guillermo del Toro lo aveva dimostrato con Pacific Rim, trasformando Jaeger contro Kaiju in uno dei pochi tentativi occidentali realmente convinti di assimilare la cultura mecha senza ridurla a semplice decorazione. Il MonsterVerse ha mantenuto vivo il piacere delle dimensioni impossibili attraverso Godzilla e Kong, mentre anche Gundam continua a essere considerato materiale ideale per una futura espansione live action. Il pubblico non sembra essersi stancato delle creature o delle macchine gigantesche: si è stancato, semmai, di vederle quando attorno a loro non esiste abbastanza storia da rendere importante lo scontro.

È esattamente qui che Voltron può giocare una carta differente. La fusione dei cinque Leoni non è semplicemente un effetto speciale destinato al terzo atto: contiene già un'idea narrativa. Cinque individui devono diventare un'unica forza. La spettacolarità nasce quindi da un concetto di squadra e coordinazione che può essere tradotto direttamente nei rapporti tra i protagonisti. Se il film comprenderà questa caratteristica, il momento in cui Voltron si formerà potrà avere un significato emotivo oltre che visivo; se invece l'intera operazione verrà trattata soltanto come una successione di battaglie digitali, l'effetto novità durerà molto meno.

Henry Cavill diventa sempre più il volto dei grandi universi fantastici

Al centro dell'attenzione c'è inevitabilmente Henry Cavill, inserito in un cast che comprende anche Sterling K. Brown, Rita Ora, Alba Baptista, John Harlan Kim, Samson Kayo e il giovane Daniel Quinn-Toye. Amazon MGM e Hasbro hanno confermato ufficialmente Cavill e gli altri principali interpreti nel progetto, mentre le informazioni emerse successivamente associano l'ex Superman al ruolo di Re Alfor, figura fondamentale della mitologia di Voltron. Daniel Quinn-Toye viene invece indicato come Keith, mentre Sterling K. Brown sarebbe Zarkon e Rita Ora la strega Haggar. Amazon mantiene tuttavia ancora riserbo su numerosi dettagli della trama e dei personaggi.

La presenza di Cavill è interessante anche oltre il singolo ruolo. La carriera dell'attore sta diventando sempre più legata a grandi proprietà fantasy e fantascientifiche. Dopo The Witcher e Superman, Cavill è impegnato nell'universo di Warhammer 40,000, progetto al quale è legato anche produttivamente e per il quale Amazon sta sviluppando tanto una produzione live action quanto una serie animata. Parallelamente è protagonista del nuovo Highlander diretto da Chad Stahelski, altro marchio degli anni Ottanta rimesso completamente in circolazione.

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Non è difficile intravedere una strategia. Cavill possiede contemporaneamente riconoscibilità globale e credibilità presso una parte di pubblico molto legata alla cultura geek, ai videogiochi e alle grandi saghe fantastiche. In un momento in cui Amazon MGM sta investendo su universi capaci di vivere attraverso cinema, streaming e merchandising, l'attore rappresenta un ponte naturale tra pubblico generalista e fandom. Voltron potrebbe essere quindi molto più di una partecipazione secondaria nella sua filmografia: potrebbe diventare un'altra tessera di quella trasformazione che lo sta rendendo uno dei volti più ricorrenti nella nuova ondata di franchise fantastici.

Rawson Marshall Thurber deve dimostrare che Voltron è più dei suoi effetti speciali

La regia è affidata a Rawson Marshall Thurber, filmmaker che arriva da esperienze molto diverse come Dodgeball, Come ti spaccio la famiglia, Skyscraper e Red Notice. Thurber ha scritto la storia e firma la sceneggiatura insieme a Ellen Shanman, mentre tra i produttori figurano Todd Lieberman, Bob Koplar e David Hoberman. Hasbro ha già stretto con Amazon MGM un accordo per produrre action figure, giocattoli e prodotti legati direttamente al live action, segnale evidente che il progetto viene pensato come potenziale rilancio dell'intero marchio e non semplicemente come film isolato.

È qui che l'esperienza di Thurber diventa contemporaneamente rassicurante e oggetto della principale domanda sul progetto. Il regista conosce il cinema commerciale e sa costruire sequenze d'azione accessibili a un pubblico molto ampio, ma Voltron richiede probabilmente qualcosa in più della semplice efficienza. Cinque Leoni robotici che si trasformano in un guerriero gigantesco rischiano di diventare spettacolari per cinque minuti e ordinari nei successivi cento se il mondo circostante non possiede personalità.

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Lo stesso regista ha indicato la volontà di rispettare «il cuore e lo spirito» di Voltron pur introducendo una nuova generazione di piloti, scelta che suggerisce una reinterpretazione e non una riproduzione letterale della serie originale. È probabilmente la strada obbligata. L'universo deve essere riconoscibile per chi conosce il franchise, ma abbastanza indipendente da non costringere uno spettatore contemporaneo a possedere quarant'anni di memoria televisiva.

Cinque Leoni possono davvero diventare il prossimo grande franchise?

La risposta dipenderà meno dalle dimensioni del robot di quanto possa sembrare. Hollywood possiede oggi strumenti sufficienti per mostrare sullo schermo praticamente qualsiasi cosa: cinque Leoni giganteschi, città aliene e guerre interplanetarie non rappresentano più un limite tecnico insormontabile. La vera difficoltà è trasformare quella possibilità visiva in qualcosa che il pubblico desideri vedere una seconda volta.

Transformers ci è riuscito quando dietro gli effetti digitali esisteva ancora la meraviglia di vedere un'automobile trasformarsi improvvisamente in Optimus Prime. Pacific Rim ha funzionato quando Guillermo del Toro è riuscito a far percepire il peso fisico dei Jaeger e a trasformare ogni movimento in un'impresa gigantesca. Voltron avrà bisogno del proprio equivalente di quella sensazione, perché mostrare un robot enorme nel 2026 non basta più a sorprendere.

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Il vantaggio è che l'idea fondamentale continua a essere potentissima. I cinque Leoni non costituiscono semplicemente una squadra: diventano letteralmente un unico corpo. È un concetto visivo immediato che contiene già amicizia, conflitto, responsabilità e sacrificio. Il film non dovrà inventare una ragione perché ci interessino i piloti prima della battaglia finale; quella ragione è già integrata nella natura stessa di Voltron.

Amazon MGM sembra crederci abbastanza da accompagnare la produzione con un progetto commerciale più ampio e Hasbro parla apertamente della possibilità di rafforzare la longevità del franchise presso vecchi e nuovi spettatori. Dopo decenni trascorsi a tentare di portare il marchio in live action, quindi, la domanda non è più se Voltron riuscirà davvero a diventare un film. Quel passaggio è stato finalmente superato.

La domanda adesso è molto più ambiziosa: può diventare il blockbuster di robot giganti che Hollywood sta cercando da quando Transformers ha smesso di essere un appuntamento inevitabile? Cinque Leoni stanno per provare a dare la risposta.